Secondo un’inchiesta condotta dal «Wall Street Journal», i consiglieri di della Casa Bianca stanno esercitando pressioni sul presidente per indurlo a elaborare una exit strategy dalla guerra contro l’Iran, da implementare previa proclamazione che gli obiettivi sono stati in gran parte raggiunti.
Stando alle indiscrezioni del «Wall Street Journal», le preoccupazioni dei collaboratori di Trump si concentrano soprattutto sull’aumento del prezzo del petrolio, che stanno tornando a salire dopo il crollo registratosi a seguito delle dichiarazioni della Casa Bianca secondo cui la guerra era prossima alla fine.

«Wall Street Journal»: Lindsey Graham ha spinto Trump verso la guerra
Parallelamente, il senatore repubblicano Lindsey Graham, individuato dallo stesso «Wall Street Journal» come uno dei principali responsabili dell’intervento militare statunitense contro l’Iran, ha minacciato l’Arabia Saudita e le altre monarchie sunnite del Golfo Persico di “serie conseguenze” in caso di loro mancata partecipazione alle campagne di bombardamento dell’Iran portate avanti da Stati Uniti e Israele.
Teheran ha respinto le accuse di aver deliberatamente condotto attacchi aerei contro il territorio azero, cipriota e turco, inquadrandole nel contesto di un più ampio tentativo israelo-statunitense di coinvolgere nuovi attori in un conflitto che ha preso una piega sgradita a Washington, nonostante gli avvertimenti dei servizi di sicurezza statunitensi.
Ne ha parlato il «Washington Post» in un’inchiesta basata sulle confidenze rese da tre funzionari interni al mondo dell’intelligence che hanno sollevato il velo sul contenuto di un rapporto classificato redatto dal National Intelligence Council e consegnato al presidente Trump una settimana prima che Stati Uniti e Israele scatenassero l’attacco congiunto contro l’Iran.
Secondo le fonti raggiunte dal quotidiano, il documento tratteggiava due scenari che si sarebbero potuti concretizzare in seguito a una campagna militare mirata contro gli esponenti verticistici dell’apparato istituzionale iraniano.
In entrambi gli sviluppi ipotizzati dagli specialisti in forza al National Intelligence Council, «l’establishment clericale e militare iraniano avrebbe risposto all’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei applicando una serie di protocolli volti a preservare la continuità del potere. La prospettiva che la frammentata opposizione iraniana assuma il controllo del Paese è qualificata all’interno del documento come “improbabile”».
La fuga di notizie di cui ha beneficiato il «Washington Post» palesa una volontà interna all’ufficio diretto da Tulsi Gabbard di smarcarsi dalle deliberazioni della Casa Bianca.
In un’altra inchiesta basata anche in questo caso sulle rivelazioni su ben tre fonti interne ai servizi di sicurezza statunitensi, il «Washington Post» sostiene cha, «dall’inizio della guerra, la Russia ha comunicato all’Iran le posizioni delle risorse militari statunitensi, tra cui navi da guerra e aerei».
Gli analisti raggiunti dal «Washington Post» hanno affermato che «la condivisione di informazioni di intelligence si adatterebbe allo schema degli attacchi dell’Iran contro le forze statunitensi, comprese le infrastrutture di comando e controllo, i radar e le strutture temporanee».
Nicole Grajewski, che studia la cooperazione dell’Iran con la Russia presso il Belfer Center della Harvard Kennedy School, ha affermato sempre al «Washington Post» che gli attacchi di rappresaglia iraniani sono stati caratterizzati da un elevato livello di sofisticatezza, sia per quanto riguarda gli obiettivi presi di mira da Teheran, sia per la sua capacità di sopraffare le difese degli Stati Uniti e degli alleati.
Al punto da spingere l’amministrazione Trump a predisporre il trasferimento di sistemi di difesa aeree Patriot e Thaad dalla Corea del Sud al teatro mediorientale.
Gianandrea Gaiani

Giornalista, saggista e direttore della rivista «Analisi Difesa». Dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. È autore di numerosi volumi, tra cui Immigrazione. La grande farsa umanitaria (Aracne Editrice, 2017) e L’ultima guerra contro l’Europa. Come e perché tra Russia, Ucraina e Nato le vittime designate siamo noi (Il Cerchio, 2023).
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