Il presidente Trump ha recentemente osservato con rammarico che «Paesi come la Svizzera, dove vigono i tassi d’interesse più bassi al mondo, pari a mezzo punto percentuale, non hanno problemi, mentre noi paghiamo il 3,5%».

L’inquilino della Casa Bianca ha quindi aggiunto di avere il «diritto assoluto» di interrompere ogni rapporto commerciale con un Paese come la Svizzera. «In tal caso, la Svizzera non sarebbe più operativa, eppure è ancora considerata una sorta di élite», ha dichiarato Trump, sottolineando per giunta che «ci sono circa 60 Paesi che si comportano come la Svizzera. Vivono alle spalle degli Stati Uniti».
Svizzera: colpirne uno per educarne cento
Quindi, ha affermato Trump, «perché noi paghiamo tassi di interesse più alti dei loro? In passato, pagavamo i tassi di interesse più bassi, a prescindere dalla nostra situazione economica, perché in un certo senso generavamo ricchezza per il mondo intero».
Giorni prima, di fronte alla crescita inarrestabile dei rendimenti sui titoli statunitensi a dieci, venti e trent’anni, il segretario al Tesoro Bessent aveva varato un’operazione di buyback del debito, consistente nel riacquisto di titoli a lunga scadenza.
L’iniziativa, finalizzata ad abbattere i rendimenti, si è tuttavia rivelata efficace soltanto in un’ottica di brevissimo periodo perché lascia rigorosamente irrisolti i problemi strutturali costituiti da debito, deficit e inflazione.
Di fronte al rapido “rimbalzo” dei rendimenti, Bessent ha dichiarato pubblicamente che il tetto di 4 miliardi di dollari per operazione fissato originariamente rappresentava in realtà un pavimento. Secondo quanto rivelato in un secondo momento da due alti funzionari del Dipartimento del Tesoro a «Cnbc», Bessent potrebbe in caso di necessità impiegare fino a un trilione di dollari del Treasury General Account (Tga) per finanziare i piani di buyback annunciati.
Un vero e proprio “bazooka”, quello descritto dai funzionari raggiunti dalla «Cnbc», nell’ambito di una spiegazione molto più sensata rispetto a quella – sconcertante – fornita ore prima da Trump. A una giornalista che richiamava la sua attenzione sulla risalita dei tassi di interesse verificatasi in seguito all’iniziativa assunta dal segretario al Tesoro, l’inquilino della Casa Bianca aveva risposto affermando che l’operazione di buyback rappresenta soltanto uno «dei molti tipi di intervento a disposizione. Il più estremo è quello militare. E se dovremo usarlo, lo faremo».
Il programma di buyback fa seguito a un intervento emergenziale a sostegno dello yen giapponese varato dal Dipartimento del Tesoro, e anticipa di qualche giorno sia l’Operazione Economic Outcast, intesa a strangolare economicamente l’Iran, sia il fallimento clamoroso dei negoziati commerciali con il Canada.
Michele Geraci

Ingegnere ed economista con trascorsi in diverse banche d’affari. È stato direttore della sezione dedicata alla Cina del Global Policy Institute di Londra, docente di finanza presso la New York University a Shanghai e la Zhejiang University ad Guangzhou e sottosegretario al Ministero dello sviluppo economico italiano.
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