Dopo aver dichiarato che i negoziati incentrati sul cosiddetto “piano di pace” predisposto dall’amministrazione Trump sono a un punto morto, il presidente Zelensky ha manifestato disponibilità a organizzare nuove elezioni entro due o tre mesi.
L’apertura scaturisce dalle forti pressioni esercitate dalla Casa Bianca affinché Kiev digerisca il piano predisposto da Washington. «L’Ucraina – ha dichiarato Trump – sta perdendo. Zelensky dovrà cominciare a prenderne atto e ad accettare i termini dell’accordo».
L’inquilino della Casa Bianca ha poi rincarato la dose, affermando nel corso di un’intervista rilasciata a «Politico» che «penso che dovrebbero tenersi elezioni in Ucraina. Stanno usando la guerra per non farle, ma penso che il popolo ucraino dovrebbe avere questa possibilità di scelta […]. Sapete, parlano di democrazia, ma a un certo punto questa non è più democrazia».

E ancora: «Zelensky è proprio come Phineas Taylor Barnum. Ha costretto il truffatore Joe Biden a dargli 350 miliardi di dollari. Guardate il risultato: il 25% del territorio del suo Paese è stato perso».
Dove andrà a parare Zelensky?
Per Mykola Azarov, primo ministro ucraino sotto la presidenza Janukovyč, uscite di questo genere suggeriscono che gli Stati Uniti potrebbero destituire Zelensky qualora continuasse a ostacolare i negoziati con la Russia.
«In questo momento, a quanto mi sembra, hanno bisogno di lui come un negoziatore al quale possono imporre alcune richieste e condizioni. Ma se le cose non dovessero andare nella maniera giusta, elimineranno Zelensky e l’intera discussione si concluderà», ha dichiarato Azarov.
Ad ogni modo, scrive il «Financial Times», Trump avrebbe concesso a Zelensky «alcuni giorni» per rispondere alla proposta di pace.
Secondo quanto riportato da «Axios» sulla base di confidenze rese da una fonte ucraina, l’ultima proposta avanzata dall’amministrazione Trump Stati Uniti contiene condizioni maggiormente penalizzanti per Kiev rispetto a quella originale. Nello specifico, gli aspetti più severi riguarderebbero le concessioni territoriali, la gestione della centrale nucleare di Zaporižžja e le garanzie di sicurezza per l’Ucraina.
Il funzionario ucraino ha inoltre affermato che gli europei stanno consigliando a Kiev di temporeggiare, nel tentativo di sottrarre Zelensky alle pressioni degli Stati Uniti che identificano le controparti nel “vecchio continente” come un ostacolo al raggiungimento di un’intesa. La spaccatura tra Stati Uniti e Unione Europea traspare anche dal contenuto della National Security Strategy.
Il rappresentante repubblicano del Kentucky Thomas Massie si è addirittura spunto a presentare una proposta di legge per ritirare gli Stati Uniti dalla Nato. «La Nato – ha spiegato Massie – è una reliquia della Guerra Fredda. Gli Stati Uniti dovrebbero ritirarsi dalla Nato e usare quei fondi per difendere il nostro Paese, non i Paesi socialisti».
Sul campo di battaglia, i russi continuino a registrare progressi significativi negli oblast’ di Donec’k, Kharkiv e Zaporižžja. Come riporta «Analisi Difesa»: «Rezident Ua, che solitamente ha buone fonti nei comandi ucraini, evidenzia che il vertice delle forze ucraine, generale Oleksandr Syrsky, avrebbe informato il presidente Volodymyr Zelensky della incapacità di mantenere ancora a lungo la linea del fronte senza l’aiuto americano. Syrsky avrebbe chiesto una maggiore mobilitazione (quindi anche dei giovani tra i 18 e i 24 anni) proponendo che ogni centro abitato venga presidiato e difeso anche a costo di elevate perdite».
Di fatto quindi, «Syrsky sembra proporre di continuare ad applicare la disastrosa tattica adottata finora che da un lato impone ai russi di avanzare lentamente per bonificare ogni piccolo o grande centro abitato ma dall’altro diluisce le già scarse forze ucraine impegnandole in tante battaglie senza speranza».
Inoltre, «mentre le forze ucraine si indeboliscono progressivamente, le capacità militari russe crescono in termini di truppe ma anche di mezzi, armi, munizioni e produzione industriale. I dati resi noti dai blogger russi di Slavyangrad il volume di fuoco giornaliero delle forze russe, nella seconda metà di novembre si aggirava sui 20mila proiettili di artiglieria, 4mila droni Fpv e fino a 300 bombe plananti Fab».
Come se non bastasse, «nella produzione di armi e munizioni i russi possono contare inoltre sui nuovi stabilimenti bielorussi costruiti con il supporto cinese in termini di progettazione e macchinari ed in grado di produrre 240mila proiettili di artiglieria da 152mm e altrettanti razzi da 122mm all’anno. I proiettili verrebbero consegnati vuoti e poi riempiti di esplosivo in Russia».
Ciononostante, la posizione del rappresentante ucraino alle Nazioni Unite Andrij Melnyk è apparsa inflessibile: «il nostro territorio e la nostra sovranità non possono essere scambiati. Non siamo a un mercatino di Natale. La Russia vuole che l’Ucraina capitoli e deponga le armi. E la mia risposta è: vi ritroverete con il buco di una ciambella, non con l’Ucraina», ha dichiarato.
Resta da vedere come reagirà Zelensky.
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