Sul «Telegraph», l’ex Capo di Stato Maggiore delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore in Gran Bretagna, generale Zaluzhny, scrive che «senza garanzie di sicurezza e programmi finanziari concreti, la guerra con la Russia rischia di trasformarsi in una guerra più ampia per la conquista dell’Europa orientale». L’ex generale ha quindi identificato come necessarie garanzie di sicurezza per l’Ucraina «l’adesione del Paese alla Nato, il dispiegamento di armi nucleari sul territorio ucraino o il posizionamento di un grande contingente militare in grado di resistere alla Russia».
In un altro articolo, scritto per l’influente pubblicazione ucraina «Liga», lo stesso generale Zaluzhny si è spinto oltre, affermando che «quando parliamo di vittoria, dobbiamo dire onestamente questo: la vittoria è il crollo dell’Impero russo, e la sconfitta è la completa occupazione dell’Ucraina a causa del suo crollo. Tutto il resto è solo una continuazione della guerra».

Gli ucraini, ha spiegato il generale Zaluzhny, aspirano a «una vittoria completa: il crollo dell’Impero russo. Ma non possiamo rifiutare l’opzione di una cessazione della guerra a lungo termine (per anni), perché questo è un modo fin troppo comune di porre fine alle guerre nella storia. Allo stesso tempo, la pace, anche in previsione della prossima guerra, offre un’opportunità di cambiamento politico, di profonde riforme, di piena ripresa, di crescita economica e di ritorno dei cittadini».
Gli obiettivi politici del generale Zaluzhny
Si può persino parlare, ha aggiunto il generale Zaluzhny, «dell’inizio della formazione di uno Stato sicuro e massimamente protetto attraverso l’innovazione e la tecnologia. Formazione e rafforzamento delle fondamenta di uno Stato giusto attraverso la lotta alla corruzione e la creazione di un sistema giudiziario equo. Definizione delle linee guida della pace futura sulla base di programmi economici internazionali per la ripresa del Paese».

Il generale Zaluzhny ha quindi indicano «un obiettivo ultimo e nascosto dietro la guerra d’attrito scatenata dalla Russia in Ucraina, un obiettivo che potrebbe essere raggiunto anche se si firmasse una “pace giusta”: la guerra civile». Il generale Zaluzhny si accredita così come nuovo statista agli occhi della popolazione ucraina, presentandosi come alternativa all’attuale classe dirigente qualificata come corrotta e inefficiente.
Il presidente Trump, nel frattempo, ha dichiarato che, stando alle impressioni avute da Steve Witkoff e Jared Kushner durante il loro recentissimo vertice a Mosca, il presidente Putin vorrebbe porre fine alla guerra e «tornare a vivere una vita più normale, a fare affari con gli Stati Uniti».
Parallelamente, nonostante i toni ottimistici spesi dal generale Zaluzhny, le forze armate russe hanno annunciato la conquista dei capisaldi di Pokrovsk e Volčansk. Gli ucraini, invece, hanno preso di mira con droni sia aerei che marini alcune petroliere russe nelle acque del Mar Nero e perfino in prossimità delle coste del Senegal. Putin ha reagito in maniera molto sbrigativa, specificando che queste azioni incoraggiano la Russia a privare l’Ucraina dello sbocco al mare. Le pianificazioni del generale Zaluzhny ne uscirebbero devastate.
Dall’Unione Europea e dalla Nato, sullo sfondo, si levano voci particolarmente minacciose. Alle recenti uscite del Capo di Stato Maggiore delle forze armate francesi, generale Fabien Mandon, hanno fatto seguito le dichiarazioni rese dall’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comando militare della Nato, al «Financial Times».
Stando alle sue affermazioni, l’Alleanza Atlantica sta valutando l’adozione di una postura «più aggressiva nel rispondere agli attacchi informatici, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo della Russia». L’alto ufficiale ha spiegato che «stiamo studiando tutto… Sul fronte informatico, siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando».
Cavo Dragone ha quindi asserito che «un attacco preventivo potrebbe essere considerato un’azione difensiva», specificando tuttavia che si tratta di opzioni «molto lontane dal nostro normale modo di pensare e di comportarci».
La Nato e i suoi membri, ha spiegato Cavo Dragone, hanno «molti più limiti rispetto alla nostra controparte, di natura etica, legale, giurisdizionale. È un problema. Non voglio dire che sia una posizione perdente, ma è una posizione più difficile di quella in cui si trova la nostra controparte».
La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato in una nota che le esternazioni formulate da Cavo Dragone al «Financial Times» rappresentano «un passo estremamente irresponsabile, che dimostra la volontà dell’Alleanza Atlantica di aggravare ulteriormente la situazione».
Queste dichiarazioni, ha aggiunto la portavoce, «dovrebbero essere considerate come un tentativo deliberato di indebolire gli sforzi in corso volti a risolvere la crisi ucraina. Chi si lascia andare a una retorica del genere deve comprendere chiaramente i rischi e le potenziali conseguenze che ne deriverebbero, anche per gli stessi Stati membri dell’Alleanza Atlantica».
La Nato, ha concluso la Zakharova, «ha smesso da tempo di nascondere i suoi veri obiettivi e intenzioni […]. Sullo sfondo della crescente isteria anti-russa della Nato e del persistente allarmismo su un “imminente attacco” della Russia ai suoi stati membri, le dichiarazioni di Cavo Dragone non solo alimentano le tensioni, ma aggravano seriamente il confronto in essere».
Gaetano Colonna

Storico, docente, saggista e animatore del sito «Clarissa». È autore di numerosi volumi, tra cui Medio Oriente senza pace. Da Suez al Golfo e oltre, strategie, conflitti, speranze (Edilibri, 2009), Ucraina tra Russia e Occidente. Un’identità contesa (Edilibri, 2022).
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