A Petropavlivska Borshchagovka, sobborgo alle porte di Kiev, si sono registrati pesanti tumulti causati dalla diffusione di voci incontrollate riguardo alla presenza, all’interno di uno degli edifici del quartiere, di un vero e proprio centro di tortura per soldati inadempienti o renitenti alla leva gestito dalla Guardia Nazionale.

Più specificamente, dall’Unità militare 3121, reparto d’assalto del 1° Corpo d’armata Azov.
L’Azov smentisce le accuse
I portavoce dell’Azov e la polizia ucraina hanno dichiarato che le accuse di detenzione illegale, tortura o decessi sono false, spiegando che il sito di dislocamento temporaneo ospitava personale appena mobilitato e militari in attesa di procedure relative all’allontanamento non autorizzato dalla propria unità. Secondo la polizia, le voci sono state diffuse inizialmente da una donna che sosteneva di gestire un’azienda privata di ambulanze.
La spiegazione non ha placato le proteste, né indotto ritrattazioni riguardo le accuse di violenze formulate da alcuni cittadini collegati alla vicenda.
Mentre le elezioni di medio termine negli Stati Uniti sancivano una vera e propria disfatta per il Partito Repubblicano, le forze armate russe lanciavano un attacco combinato di missili e droni su ampia scala contro centrali termiche ed energetiche ucraine. Si tratta di uno degli attacchi più intensi delle ultime settimane, con il lancio di circa 99 missili (Kh-101, Iskander-M, Kn-23, Zircon, Oniks-M) anticipato da un uso massiccio di droni (circa 2.000 Geran).
In Polonia, nel frattempo, continua ad approfondirsi la crisi interna che contrappone il primo ministro Tusk al presidente Nawrocki.
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