Recentissimamente, Yahya Saree, portavoce di Ansarallah, ha dichiarato che ben sei operazioni coordinate che avevano come obiettivo infrastrutture critiche e posizioni militari saudite sono state eseguite con successo.

I bersagli consistevano nelle raffinerie di petrolio di Ras Tanura e Rabigh, l’impianto di Aramco ad Abqaiq, gli aeroporti internazionali King Khalid di Riyadh e King Fahd di Dammam, una concentrazione di truppe saudite presso Najran.
Saree: Riyadh deve fare marcia indietro
Il messaggio di Saree è chiaro: le operazioni nelle profondità del regno continueranno finché le operazioni militari saudite contro lo Yemen non cesseranno completamente.
Pochi giorni prima che Saree si pronunciasse, il ministro della Difesa saudita Khalid Bin-Salman, il Capo di Stato Maggiore delle forze armate pakistane, feldmaresciallo Asim Munir, e il direttore del Mit turco Ibrahim Kalin si erano recati a Teheran per incontrare il presidente Masoud Pezeshkian e il segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza iraniano Mohsen Rezaei.
Nel corso del vertice, le parti hanno cercato di trovare un terreno comune su cui innestare un piano d’azione che conduca a uno stemperamento delle tensioni areali.
Gabriele Repaci

Giornalista e analista geopolitico specializzato in questioni inerenti il Vicino Oriente e il mondo musulmano. È autore del volume Siria, crocevia della storia (Edizioni all’Insegna del Veltro, 2025).
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