Mentre l’amministrazione Trump pubblica la National Security Strategy, destinata a suscitare reazioni di sconcerto in Europa, le forze armate russe mettono nel mirino l’ultima linea di difesa del Donbass, che va da Kostantynivka a Slovyansk passando per Druzhkivka e Kramatorsk.
I russi puntano a incapsulare l’ultima linea di difesa del Donbass
Come spiega il sempre puntuale «Analisi Difesa»: «nella regione di Kharkiv, sembra ormai chiudersi l’accerchiamento delle truppe ucraine rimaste intrappolate a est di Kupyansk, tra il fiume Oskol e Podoly. In quest’area, dove il 7 dicembre i russi hanno conquistato Kucherivka, dovrebbero trovarsi una dozzina di battaglioni ucraini, o meglio quanto ne resta dopo l’estenuante battaglia combattuta in questo settore dove ieri gli ucraini hanno perduto un aereo da combattimento Su-27 della 39ª Brigata di Aviazione Tattica con la morte del pilota».
Nella regione di Donec’k, «l’esercito russo ha issato le bandiere nel centro di Seversk e sta avanzando verso ovest, riferivano ieri alcuni blogger militari russi secondo i quali le forze di Mosca hanno sfondato le difese delle Forze Armate ucraine nel centro della città, occupando le postazioni ucraine roccaforti negli edifici centrali e stanno ora iniziando ad assaltare i quartieri occidentali».
A sud di Seversk, sempre nella regione di Donec’k, «novità potenzialmente di grande rilievo si registrano intorno alla roccaforte di Kostantynivka in cui la penetrazione russa resta per ora localizzata nei quartieri meridionali e orientali mentre a nord del cento abitato una puntata offensiva ha permesso il 7 dicembre alle forze di Mosca di prendere il controllo di Klimove, lungo la linea ferroviaria che unisce Kramatorsk a Chasyv Yar (da tempo in mano ai russi)».

Più a sud, «sui due fronti Zaporižžja si registrano altre novità di rilevo. Sul fronte orientale i russi sono penetrati i 7 dicembre nell’abitato di Gulyapole, perno della difesa ucraina e punto di saldatura tra le linee di difesa meridionali e orientali».
Più a nord, «i russi hanno consolidato il controllo di Dobropylla bloccando di fatto la strada che da settentrione conduce a Gulyapole. Secondo il canale Telegram Rezidemt UA, nell’attacco a Gulyapole le forze russe possono contare su un vantaggio numerico di 10 a 1 sulle forze ucraine. Sembra sbloccarsi anche il fronte meridionale dove, dopo le penetrazioni russe a Mala Tokmatchka, il Ministero della Difesa di Mosca ha reso noto ieri che le unità del Raggruppamento di Forze Dnepr hanno conquistato Novodanilovka, a sud di Orikhiv».
Il Kiel Institute, in compenso, attesta la costante diminuzione del flusso di materiale militare a favore dell’Ucraina erogato dagli sponsor di Kiev. L’impercettibile incremento del contributo europeo registrato nei mesi di settembre e ottobre rispetto a luglio e agosto non è tuttavia risultato sufficiente a compensare il calo delle forniture degli altri contributori, come Canada, Giappone e Corea del Sud.
I dati indicano che l’apporto di Francia, Gran Bretagna e Germania è raddoppiato o addirittura triplicato, mentre quello dell’Italia ha accusato un calo del 15% e quello della Spagna si è completamente azzerato.
Ciononostante, recita l’analisi del Kiel Institute, «in rapporto al Pil del 2021, Francia, Gran Bretagna e Germania sono rimasti ben al di sotto dei principali donatori nordici: Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia. Per raggiungere i livelli nordici, le maggiori economie europee dovrebbero aumentare sostanzialmente i loro contributi».
Segno che l’Europa non è assolutamente in grado di colmare la voragine apertasi con l’interruzione delle forniture militari statunitensi, rivendicata con orgoglio da Trump proprio nei giorni scorsi.
Tutto ciò si riflette inesorabilmente sullo stato dei negoziati, con l’amministrazione Trump che sta intensificando le pressioni sul presidente Zelensky affinché digerisca il cosiddetto “piano di pace” statunitense.
Nel corso di un’intervista rilasciata a «Politico», Trump ha dichiarato che «penso che dovrebbero tenersi elezioni in Ucraina. Stanno usando la guerra per non farle, ma penso che il popolo ucraino dovrebbe avere questa possibilità di scelta […]. Sapete, parlano di democrazia, ma a un certo punto questa non è più democrazia».
Il giorno dopo, lo stesso magnate newyorkese ha affermato che: «Zelensky deve essere realista. E mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima che si tengano elezioni in Ucraina, non hanno elezioni da tanto tempo. L’82% degli ucraini chiede che si giunga a un accordo».
E ancora: «Zelensky è proprio come Phineas Taylor Barnum. Ha costretto il truffatore Joe Biden a dargli 350 miliardi di dollari. Guardate il risultato: il 25% del territorio del suo Paese è stato perso».
Lo stesso inquilino della Casa Bianca, scrive il «Financial Times», avrebbe concesso a Zelensky «alcuni giorni» per rispondere alla proposta di pace, così da porter «firmare entro Natale un accordo sull’Ucraina» che, stando a quanto riportato da «Axios» sulla base di confidenze rese da una fonte ucraina, conterrebbe condizioni maggiormente penalizzanti per Kiev rispetto alla bozza originale.
Il funzionario ucraino ha inoltre affermato che gli europei stanno consigliando a Kiev di temporeggiare, nel tentativo di sottrarre Zelensky alle pressioni degli Stati Uniti che identificano a loro volta le controparti nel “vecchio continente” come un ostacolo al raggiungimento di un’intesa.
Specialmente se dovessero procedere alla confisca dei beni russi sottoposti a congelamento, conformemente alle istanze della presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, dell’alto rappresentante Kaja Kallas, del cancelliere Friedrich Merz e del presidente Emmanuel Macron.
Per Mykola Azarov, primo ministro ucraino sotto la presidenza di Viktor Janukovyč, gli Stati Uniti potrebbero destituire Volodymyr Zelensky qualora dovesse continuare a ostacolare i negoziati con la Russia. «In questo momento, a quanto mi sembra, hanno bisogno di lui come un negoziatore al quale possono imporre alcune richieste e condizioni. Ma se le cose non dovessero andare nella maniera giusta, lo elimineranno e l’intera discussione si concluderà in un baleno», ha dichiarato l’ex premier ucraino Azarov.
Gianandrea Gaiani

Giornalista, saggista e direttore della rivista «Analisi Difesa». Dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. È autore di numerosi volumi, tra cui Immigrazione. La grande farsa umanitaria (Aracne Editrice, 2017) e L’ultima guerra contro l’Europa. Come e perché tra Russia, Ucraina e Nato le vittime designate siamo noi (Il Cerchio, 2023).
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