Tra le sue innumerevoli implicazioni critiche, la guerra israelo-statunitense contro l’Iran sta assorbendo una quantità imprevista di risorse pregiate degli Stati Uniti. A partire dai missili intercettori, la cui fabbricazione richiede costi molto elevati e tempi particolarmente lunghi.

Secondo uno studio realizzato dal Royal United Services Institute, sebbene le forze statunitensi e israeliane abbiano ottenuto successi tattici colpendo migliaia di obiettivi, stanno anche utilizzando costosi missili intercettori di alta gamma per contrastare droni e missili molto più economici.
Gli specialisti in forza all’istituto sottolineano nella loro analisi che «nei primi 16 giorni di guerra contro l’Iran sono state consumate oltre 11.000 munizioni, per un costo di circa 26 miliardi di dollari: la capacità di ricarica determina la resistenza».
Per il Rusi, le riserve di missili intercettori a disposizione degli Stati uniti si esauriranno entro aprile, e il Paese non dispone di una capacità industriale sufficiente a ricostituire le scorte in tempi brevi.
Si parla di anni, e i nuovi ordinativi di missili intercettori effettuati da Germania e altri alleati non saranno in grado di colmare la voragine prima del 2027-2028.
Il Pentagono invia in Medio Oriente i missili intercettori destinati a Kiev
Di fronte alla portata della sfida posta dall’Iran, il Pentagono ha notificato agli alleati Nato che le forniture di missili intercettori destinati all’Ucraina saranno stornate verso Israele e il Golfo Persico.
Precedentemente, il Dipartimento della Guerra aveva segnalato alla Casa Bianca la necessità di sottoporre all’attenzione del Congresso una richiesta di oltre 200 miliardi di dollari per finanziare la guerra contro l’Iran
Si tratta di una cifra colossale, che molto difficilmente potrebbe essere accordata dall’organo legislativo statunitense in cui serpeggia contrarietà rispetto all’operazione militare scatenata dall’amministrazione Trump.
Di qui l’idea, avanzata dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, di presentare alle monarchie sunnite del Golfo Persico il conto della guerra.
La prospettiva di addebitare ai Paesi arabi del Golfo l’intero costo del conflitto è stata ventilata a pochi giorni di distanza dalle clamorose dichiarazioni rese da Trump a Miami in occasione di un convegno del Future Investment Initiative, organizzazione gestita dal principale fondo sovrano dell’Arabia Saudita.
Riferendosi al principe ereditario saudita Mohammad Bin-Salman, Trump ha affermato dinnanzi alla nutrita platea di investitori che «non pensava che avrebbe dovuto baciarmi il culo, non lo pensava proprio».
Il presidente ha aggiunto che «pensava che sarei stato un altro presidente americano perdente, con un Paese in declino. Ma ora deve essere gentile con me. Ditegli di essere gentile con me».
SOSTEGNO













