Il recente accordo raggiunto dal presidente Trump con i governo di Copenaghen e Nuuk, che assegna de facto il controllo militare ed economico della Groenlandia agli Stati Uniti, ha riaffermato il ruolo strategicamente cruciale della regione artica e alimentato timori che altre grandi potenze come Russia e Cina possano accampare rivendicazioni analoghe sui territori situati all’estremo Nord. È il caso delle Isole Svalbard, un arcipelago grande circa il doppio del Belgio, situato a circa 1.000 km dal Polo Nord e assegnato alla Norvegia dal Trattato di Spitsbergen del 1920.
Il documento riconosce la piena sovranità di Oslo sulle Svalbard, attribuendo alle autorità norvegesi la responsabilità nella gestione amministrativa delle isole, ma vincolandole alla tutela degli interessi economici dei cittadini stranieri.
Il trattato prevede infatti clausole che garantiscono parità di diritti e assenza di discriminazioni nelle attività economiche, e proibiscono allo stesso tempo l’impiego delle isole per “scopi bellici”.
Per Mosca, Oslo non rispetta gli impegni sulle Svalbard
Mosca sostiene da tempo che Oslo venga sistematicamente meno agli obblighi stabiliti dal Trattato di Spitsbergen. Nel 2020, il ministro degli Esteri russo Lavrov ha inviato una lettera al suo omologo norvegese in cui si affermava che: «le Svalbard sono state trasferite alla Norvegia a determinate condizioni. Negli ultimi anni, Oslo ha violato di fatto le disposizioni del trattato che stabiliscono specifici obblighi per le autorità norvegesi a tale riguardo. Un simile approccio è inammissibile e non lo accettiamo».
Nel dicembre 2024, la portavoce del Ministero degli Esteri russo Zakharova ha avvertito che «Oslo e i suoi alleati stanno di fatto trascinando le Svalbard nel conflitto in Ucraina», lasciando intendere che le isole rientrino nella sfera di responsabilità della Nato. Ha inoltre descritto l’arcipelago come «un banco di prova per prodotti e tecnologie a duplice uso».
Nel marzo dell’anno successivo, durante un incontro di lavoro con l’ambasciatore norvegese a Mosca Kvile, Lavrov ha rilanciato l’accusa secondo cui la Norvegia starebbe violando il Trattato sulle Svalbard, minando così «il fondamento giuridico internazionale dello status dell’arcipelago».
L’arcipelago ha un notevole valore strategico, poiché la sua collocazione potrebbe rivelarsi cruciale per controllare l’accesso alla Flotta del Nord della Russia, acquartierata presso la penisola di Kola dove sono dislocati i sottomarini russi a propulsione nucleare e armamento strategico, e le rotte da essa percorse. Le acque circostanti le Svalbard ospitano inoltre abbondanti risorse ittiche e vasti giacimenti di minerali metalliferi che lo scioglimento dei ghiacci potrebbe rendere accessibili.
Per la Russia, le Svalbard rivestono un importanza particolare, data dalla loro prossimità geografica alla cosiddetta “rotta del Mare del Nord”, il cui sviluppo commerciale assicurerebbe una via per le navi in transito tra Europa e Asia maggiormente breve e sicura, perché articolata soprattutto lungo la costa artica russa.
L’Arctic Institute, think-tank con sede a Washington, identifica nelle Svalbard il «punto di pressione della Nato nella regione polare». La Norvegia, afferma il centro studi, «sottolinea che le Svalbard rientrano nella protezione prevista dall’Articolo 5 della Nato, ma considera la difesa dell’arcipelago una responsabilità nazionale per evitare di provocare la Russia».

Tuttavia, «la minaccia russa va oltre la sicurezza norvegese. Sebbene le Svalbard siano geograficamente remote, nel mondo interconnesso di oggi un attacco alle isole avrebbe conseguenze di vasta portata per l’intera Alleanza».
Le infrastrutture critiche in tutta Europa «potrebbero subire ripercussioni in caso di interruzione dei collegamenti satellitari dalle Svalbard».
In secondo luogo, «il controllo russo sulle isole aggraverebbe la situazione di sicurezza della Nato sul fianco settentrionale, fungendo da base da cui la Russia potrebbe impedire alle navi alleate di accedere ai passaggi strategici Giuk e Bear Gap».
Un’operazione russa riuscita alle Svalbard «rappresenterebbe una seria sfida per l’unità politica della Nato. Dopo i segnali contrastanti del presidente Trump riguardo al suo interesse per la sicurezza europea, Putin potrebbe voler creare una “tempesta perfetta” per l’Alleanza».
Se il Cremlino «fosse realmente intenzionato a mettere ulteriormente alla prova la determinazione della Nato, l’avvio di un’operazione militare speciale contro le Svalbard rappresenterebbe un’opzione allettante».
Aldo Ferrari

Saggista e professore ordinario presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna Lingua e Letteratura Armena, Storia dell’Eurasia, Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale. È autore di numerosi volumi, tra cui Storia degli armeni (Il Mulino, 2020), Storia della Crimea. Dall’antichità a oggi (Il Mulino, 2022), Russia. Storia di un impero eurasiatico (Mondadori, 2024), Storia del Caucaso. Una frontiera eurasiatica dall’antichità a oggi (Carocci, 2026).
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