Nell’atteso discorso alla nazione incentrato sull’andamento dell’Operazione Epic Fury, il presidente Trump ha dichiarato che: «gli Stati Uniti quasi non importano petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz e non ne importeremo più in futuro. Non ne abbiamo bisogno».

Saranno «gli altri Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz a doversi prendersi cura di quel passaggio. Devono custodirlo. Devono prenderlo e custodirlo».
In ogni caso, ha proseguito Trump nel discorso alla nazione, «quando questo conflitto sarà finito, lo stretto si aprirà naturalmente. Vorranno poter vendere petrolio, perché è tutto ciò che hanno per cercare di ricostruire. E quando riprenderà il flusso, i prezzi della benzina scenderanno rapidamente e i prezzi delle azioni risaliranno rapidamente».
Grazie «ai progressi che abbiamo fatto, posso dire stasera che siamo sulla buona strada per completare tutti gli obiettivi militari americani a breve, molto presto. Li colpiremo in modo estremamente intenso nelle prossime due o tre settimane. Li riporteremo presto all’Età della Pietra, che è il loro posto. Nel frattempo, le discussioni sono in corso».
Il cambio di regime, ha spiegato ancora Trump nel discorso alla nazione, «non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai detto cambio di regime. Un cambio di regime è avvenuto a causa della morte di tutti i loro leader originali. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole».
Eppure, «se in questo periodo non si farà alcun accordo, avremo gli occhi puntati su obiettivi chiave. Se non ci sarà nessun accordo, colpiremo in modo molto duro, e probabilmente simultaneamente ognuna delle loro centrali elettriche».
Gli Stati Uniti, ha puntualizzato il presidente nel discorso alla nazione, «hanno colpito il loro petrolio, anche se è il bersaglio più facile di tutti, perché non darebbe loro nemmeno una piccola possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Ma potremmo colpirla e farla sparire e non c’è nulla che possano farci».
L’Iran, ha concluso Trump nel discorso alla nazione, «è stato devastato e, essenzialmente, non è più una minaccia».
Il discorso alla nazione di Trump confrontato alla realtà
Il discorso alla nazione di Trump presenta ben pochi punti di contatto con la realtà. L’attuale leadership di Teheran rifiuta qualsiasi tipo di accomodamento, le forze armate iraniane continuano a colpire con durezza obiettivi in tutta la regione e dell’uranio arricchito nella disponibilità della Repubblica Islamica – inesorabilmente indotta ad avvalersene a fini militari dall’atteggiamento israelo-statunitense – si è persa traccia.
Soprattutto, lo Stretto di Hormuz rimane soggetto a chiusura selettiva, con il passaggio concesso soltanto a petroliere riconducibili a Paesi non ostili, non coperte da assicurazione occidentale e disposte a commercializzare il carico in yuan-renminbi. L’amministrazione Trump si è addirittura ritrovata nella necessità di sospendere in via provvisoria le sanzioni contro il petrolio russo e iraniano in un’ottica di contenimento dei prezzi dell’energia.
Con risultati tutto sommato modesti. A dispetto della comunicazione strategica adottata da Trump per manipolare il mercato, i benchmark petroliferi Brent, Wti e soprattutto Urals hanno registrato aumenti da capogiro, con ovvie ripercussioni sui prezzi del carburante anche all’interno degli stessi Stati Uniti.
Nello specifico, la benzina ha raggiunto una media nazionale di 4,06 dollari al gallone, toccando il livello più alto dall’agosto 2022. L’incremento del 36% registrato nell’ultimo mese (da 2,98 a 4,06 dollari al gallone) è il maggiore degli ultimi 30 anni. Anche il gas, i fertilizzanti e tutti i derivati degli idrocarburi stanno conoscendo rincari pesantissimi.
L’impatto devastante della chiusura selettiva dello Stretto di Hormuz è tuttavia destinata a produrre un impatto catastrofico sulla vita di miliardi di persone in tutto il mondo, con interruzioni delle catene di approvvigionamento e inflazione diffusa a 360°.
In un’intervista al «Telegraph», Trump ha infine aspramente criticato l’immobilismo della Nato di fronte alla sua richiesta di collaborazione a riaprire lo stretto, e annunciato che è allo studio un piano per l’uscita degli Stati Uniti dall’organizzazione.
Roberto Buffagni

Scrittore, autore di testi teatrali, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «Italia e il Mondo». Ha curato il volume La supercazzola. Istruzioni per l’Ugo (Mondadori, 2006) e tradotto il saggio di Peter Bogdanovich Chi diavolo ha fatto quel film? Conversazioni con registi leggendari (La Nave di Teseo, 2024).
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