Stando a quanto riportato dal «Financial Times» sulla base di quanto riferito da fonti di intelligence occidentali, «l’Iran sta ricevendo droni russi da Mosca. Le procedure per le consegne di droni russi sono iniziate all’inizio di marzo e si prevedeva che si sarebbero concluse entro la fine del mese».

Le spedizioni di armamenti come droni russi «costituirebbero la prima prova della disponibilità di Mosca a fornire supporto letale all’Iran sin dall’inizio della guerra».
Oltre i presunti droni russi
Secondo il «Wall Street Journal», in compenso, «a quasi un mese dall’inizio della guerra, il presidente Trump ha informato privatamente i suoi consiglieri di ritenere che il conflitto sia nelle sue fasi finali, esortandoli a rispettare la tempistica di quattro-sei settimane da lui stesso delineata pubblicamente».
Il motivo è semplice: «funzionari della Casa Bianca avrebbero pianificato un vertice a metà maggio con il leader cinese Xi Jinping a Pechino, con l’aspettativa che la guerra si sarebbe conclusa prima dell’inizio dell’incontro».
Secondo il quotidiano finanziario, «una delle idee che Trump ha proposto ai suoi consiglieri consisterebbe nel garantire agli Stati Uniti l’accesso a una quota da definire del petrolio iraniano come parte di un eventuale accordo per porre fine alla guerra».
In caso contrario, ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca Leavitt, gli Stati Uniti colpiranno l’Iran «più duramente di quanto non siano mai stati colpiti. Il presidente Trump non bluffa ed è pronto a scatenare l’inferno».
Il «Wall Street Journal» sottolinea in proposito che «persone vicine al presidente hanno avvertito che è spesso difficile prevedere quali decisioni Trump potrebbe prendere riguardo alla guerra, notando che, con il progredire del conflitto, dietro le quinte ha oscillato tra l’abbracciare la diplomazia e l’intensificare gli attacchi».
Alcuni suoi collaboratori «lo esortano ad adottare una linea più dura, affermando che un cambio di regime in Iran potrebbe configurarsi come un evento epocale».
Basandosi sulle confidenze rese da due fonti interne all’amministrazione Trump, «Nbc News» avanza il sospetto che il presidente stia rimanendo intrappolato in una visione eccessivamente ottimistica riguardo all’andamento della guerra.
L’impressione è che «gli Stati Uniti non stiano affatto vincendo e Trump non comprenda il quadro completo della guerra». A detta delle fonti raggiunte da «Nbc News», «le informazioni che Trump riceve sulla guerra tendono a enfatizzare i successi statunitensi, con relativamente pochi dettagli sulle azioni iraniane».
Il generale Jim Mattis, segretario alla Difesa sotto la prima amministrazione Trump ed ex comandante del Centcom ha pronunciato un giudizio durissimo in proposito. A suo avviso, «colpire 15.000 obiettivi non significa nulla in assenza di un piano concreto», mentre le richieste di resa incondizionata e cambio di regime rappresentano «un’assoluta e delirante assurdità».
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz rimane soggetto a chiusura selettiva da parte dell’Iran, il prezzo del petrolio continua ad aumentare, le interruzioni alle catene di approvvigionamento si fanno sempre più gravi e i missili iraniani continuano a piovere su tutta la regione.
A partire da Israele, colpito con una durezza che lo Stato ebraico non aveva mai sperimentato anche perché alle prese con una gravissima carenza di intercettori che espongono parte assai rilevante del suo territorio anche agli attacchi di Hezbollah, i cui miliziani stanno infliggendo pesantissime perdite alle forze armate israeliane.
Al punto da indurre il Capo di Stato Maggiore dell’Israeli Defense Force Eyal Zamir a dichiarare, nel corso di una riunione del gabinetto di guerra, che l’esercito potrebbe ben presto collassare nel caso in cui non si trovi una soluzione alla carenza di personale. «Sto sollevando 10 segnali d’allarme prima che l’Israeli Defense Force collassi su se stessa», ha affermato Zamir.
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