Il presidente Putin ha annunciato che la cosiddetta “operazione militare speciale” in Ucraina è ormai quasi completata. Ha inoltre affermato di essere disposto a negoziare nuovi accordi di sicurezza per l’Europa e che il suo interlocutore preferito sarebbe l’ex cancelliere Schroeder.
L’Unione Europea, dal canto suo, ha posto immediatamente il veto sul nome di Schroeder, bollato dall’Alto Rappresentante Kaja Kallas come «un lobbista di alto livello per le aziende statali russe, quindi è chiaro perché Putin voglia che sia Schroeder la persona in questione, in modo che in realtà sieda da entrambe le parti del tavolo».

Dopo aver scaricato Schroeder, la stessa Kallas non ha però respinto aprioristicamente la prospettiva di un negoziato con Mosca, precisando che «prima di discutere con la Russia dobbiamo discutere tra noi». Le sue uscite fanno seguito a quelle del premier finlandese Stubb, secondo cui è giunta l’ora che l’Unione Europea avvii trattative indipendenti con la Russia.
Oltre che dalla menzione di Schroeder, che qualcosa si stia muovendo lo si evince anche dall’incriminazione a carico di Andriy Yermak, ex capo dell’ufficio presidenziale di Volodymyr Zelensky finito sotto indagine dell’ufficio anti-corruzione ucraino per un suo presunto coinvolgimento in un giro di riciclaggio di circa 9 milioni di dollari in un progetto immobiliare di extra-lusso vicino a Kiev.
Mentre gli inquirenti stringevano il cerchio attorno a Yermak, Tucker Carlson pubblicava l’intervista realizzata a Julija Mendel, che in qualità di ex portavoce di Zelensky ha qualificato il presidente ucraino come una sorta di mentitore seriale completamente privo di scrupoli, insensibile alla necessità della popolazione e affetto da problemi di tossicodipendenza.
Per la Mendel, «è quasi surreale ricordare che quasi tutti i leader e le delegazioni occidentali che venivano in Ucraina prima della guerra trattavano Zelensky come un novellino a livello politico. Videro che era poco istruito, non qualificato e di scarsa profondità. Ma poi da un giorno all’altro si è trasformato nel grande volto della democrazia».
In una recente intervista rilasciata a Glenn Diesen, il politologo russo Sergej Karaganov ha invece espresso un punto di vista molto meno distensivo rispetto a quello emerso dalle parole di Putin. A suo avviso, «dobbiamo intensificare le ostilità e punire i nostri nemici europei per aver condotto una guerra totale contro la Russia. Credo che siamo davanti a una quarta guerra mondiale, se consideriamo la guerra napoleonica come la prima».
Aldo Ferrari

Saggista e professore ordinario presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna Lingua e Letteratura Armena, Storia dell’Eurasia, Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale. È autore di numerosi volumi, tra cui L’Armenia perduta. Viaggio nella memoria di un popolo (Salerno Editore, 2019), Storia della Crimea. Dall’antichità a oggi (Il Mulino, 2022), Russia. Storia di un impero eurasiatico (Mondadori, 2024).
SOSTEGNO












