Le forze armate ucraine rivendicano successi di rilevo a Lyman, nell’ambito dell’Operazione Vivaldi. L’analisi, basata interamente su fonti ucraine, formulata sul punto dal Modern War Institute di West Point non lascia adito a dubbi: «per venti mesi – recita lo studio – la 20ª e la 25ª Armata combinata russa sono avanzate lentamente verso Lyman, una piccola città dell’Ucraina orientale situata in un nodo stradale e ferroviario strategico. Conquistando Lyman, la Russia avrebbe ottenuto un fondamentale snodo logistico per sostenere la campagna di accerchiamento della “Cintura delle Fortezze”, ovvero le città che costituivano il perno della difesa ucraina nel Donetsk».
Come gli ucraini avrebbero ribaltato la situazione a Lyman
Tuttavia, «nel mese di maggio, il 3º Corpo d’armata ucraino ha lanciato l’Operazione Vivaldi. In poche settimane, l’Ucraina ha fatto crollare il saliente russo, ha accerchiato reparti della 2ª e della 14ª Divisione di fucilieri motorizzati e ha liberato un’area fino a 250 chilometri quadrati».

Nello specifico, afferma il Modern War Institute, «il corpo d’armata ucraino ha compiuto questa impresa magistrale conquistando la superiorità nell’impiego di droni rispetto alle forze russe. Supportato da due brigate delle Forze per i sistemi senza pilota ucraine, il 3º Corpo ha saturato di droni le retrovie russe. Un blogger militare russo ha riferito che un numero considerevole di droni ucraini Hornet – capaci di operare a oltre 150 km oltre le linee russe – ha colpito gli attraversamenti fluviali, paralizzato la logistica e impedito l’arrivo di rinforzi».
Tali attacchi «hanno isolato le forze russe e, causando il collasso del loro sistema logistico, hanno impedito loro di ricevere il personale, i pezzi di ricambio e l’energia necessari per far operare efficacemente i propri droni».
Per il Modern War Institute, a Lyman «potremmo aver appena ascoltato il preludio a quella vittoria» in quanto, come proclamato dal comandante del 3º Corpo d’armata ucraino, generale di brigata Andriy Biletsky, «Vivaldi, come sappiamo, ha quattro stagioni. Questa è solo la prima».
Le dichiarazioni russe vanno in tutt’altra direzione rispetto a quelle ucraine riguardo focalizzate su Lyman. Dal palco del Valdai Forum, il presidente Putin ha affermato che, nel mese di settembre, le forze armate russe hanno acquisito il controllo di circa 1.300 km2 di territorio ucraino, conseguendo risultati operativi molto importanti come l’accerchiamento di Kharkiv.
Parallelamente, le forze armate russe hanno iniziato a colpire con sistematicità i ponti sul fiume Dnepr, nell’ambito di un’escalation focalizzata sulla rete logistica ed elettrica ucraina che ha registrato attacchi con droni e missili contro snodi ferroviari, treni, magazzini, data center, centrali energetiche, depositi di forniture mediche e acciaierie.
I funzionari del governo di Kiev sostengono che l’obiettivo perseguito da Mosca verta sulla devastazione dell’economia ucraina, così da privare il Paese della capacità di sostenere lo sforzo bellico e fiaccare la determinazione a resistere della popolazione.
Il Ministero degli Esteri russo, per di più, ha nuovamente esortato cittadini, diplomatici e personale di organizzazioni internazionali straniero a lasciare il prima possibile Kiev, in quanto «le forze russe continueranno a condurre attacchi sistematici contro le infrastrutture militari, i posti di comando e i centri decisionali ucraini nella capitale». L’avviso era stato emesso inizialmente il 25 maggio e ribadito l’1 settembre.
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