Mentre il caso Epstein imperversava, mietendo vittime illustri soprattutto in Gran Bretagna, a Monaco andava in scena l’appuntamento annuale della Conferenza per la Sicurezza.
Il filo conduttore che accomuna gli interventi formulati dai partecipanti europei – da Ursula Von der Leyen a Kaja Kallas, da Friedrich Merz a Volodymyr Zelensky, da Keir Starmer a Emmanuel Macron – è costituito dall’identificazione della Russia come una sorta di nemico esistenziale, dipinto allo stesso tempo come estremamente aggressivo pericoloso ma anche stupido e arretrato.
Il fulcro degli sforzi europei sembra concentrarsi, al prezzo di un costante restringimento delle libertà individuali, sul controllo della narrazione, per quanto riguarda sia il conflitto russo-ucraino e il mondo russo in generale che altre questioni fondamentali, come le crisi israelo-palestinese e iraniana e la delicatissima situazione economica in cui versa il “vecchio continente”.
La Gran Bretagna recupera la propria influenza sul continente
Il primo ministro della Gran Bretagna Keir Starmer ha dichiarato che «l’hard power è la valuta del secolo», da costruire tassativamente a livello europeo in quanto «dobbiamo essere in grado di scoraggiare l’aggressione e, se necessario, dobbiamo essere pronti a combattere».
Secondo Starmer, «la Russia userà il suo strumento militare contro l’Europa entro la fine di questa decade» e questo giustifica la cooperazione nucleare militare tra Gran Bretagna e Francia, confermata sia da Starmer che da Macron.

Ursula Von der Leyen ha confermato la «reintegrazione strategica della Gran Bretagna nell’Europa politico-militare», voltando così pagina rispetto al periodo di distacco inaugurato con la Brexit.
Sempre a Monaco, il segretario di Stato Marco Rubio ha pronunciato un discorso straordinariamente anacronistico, in cui ha affermato che «l’America è stata fondata 250 anni fa, ma le sue radici sono iniziate qui, su questo continente, molto prima».
«Gli uomini che si stabilirono e costruirono la nazione in cui sono nato arrivarono sulle nostre coste portando con sé i ricordi, le tradizioni e la fede cristiana dei loro antenati come un’eredità sacra, un legame indissolubile tra il Vecchio e il Nuovo Mondo».
«Noi siamo parte di un’unica civiltà, la civiltà occidentale. Siamo legati gli uni agli altri dai vincoli più profondi che le nazioni possano condividere, forgiati da secoli di storia comune, fede cristiana, cultura, eredità, lingua, ascendenza e dai sacrifici che i nostri padri hanno compiuto insieme per la civiltà comune della quale siamo divenuti eredi».
«Ed è per questo che noi americani possiamo talvolta apparire un po’ diretti e pressanti nei nostri consigli. È per questo che il presidente Trump esige serietà e reciprocità dai nostri amici qui in Europa».
Nel passaggio più significativo di tutto il discorso, Rubio a dichiarato che «per cinque secoli, prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Occidente si è espanso. I suoi missionari, pellegrini, soldati, esploratori sono andati oltre le loro spiagge per attraversare oceani, colonizzare nuovi continenti, costruire enormi imperi che si sono estesi nel pianeta».
Per Rubio, occorre che l’Europa e gli Stati Uniti facciano tesoro di questa eredità per «costruire un nuovo secolo occidentale», declinando la propria potenza in chiave militare, culturale, economica, e perfino religiosa.
Le esternazioni di Rubio giungono a pochi giorni di distanza dalla fine dell’Operazione Metro Surge, contestualmente alla quale agenti inquadrati nell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) e nella Border Patrol hanno condotto retate volte a contrastare l’immigrazione illegale in svariate aree del Paese.
Le tecniche, spesso apprese da specialisti israeliani, e l’atteggiamento a dir poco sopra le righe tenuti dalle forze impegnate nell’Operazione Metro Surge hanno suscitato un’ondata di indignazione in gran parte del Paese, e, coniugandosi con altri fattori cruciali, messo in luce lo stato di declino ormai molto avanzato in cui versano attualmente gli Stati Uniti.
John Laughland

Storico, giornalista, scrittore e docente universitario presso l’Istituto Cattolico di Studi Superiori della Vandea. È autore di numerosi volumi, tra cui The tainted source. The undemocratic origins of the European idea (Little Brown, 1997), Travesty. The trial of Slobodan Milosevic and the corruption of international justice (Pluto Press, 2015).
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