Nonostante il sostanziale silenzio mediatico, lo scandalo legato a Jeffrey Epstein continua a imperversare, mietendo vittime illustri in Paesi chiave come la Gran Bretagna e allargando la profonda frattura esistente all’interno della classe dirigente statunitense e allo stesso Partito Repubblicano.
Al centro del dibattito si colloca il deputato repubblicano del Kentucky Thomas Massie, divenuto recentemente una voce critica nei confronti del presidente Donald Trump per la gestione della trasparenza sui file collegati alle indagini su Jeffrey Epstein, morto in carcere nel 2019 in circostanze molto misteriose. Secondo Michael Baden, il patologo assunto dagli eredi di Jeffrey Epstein, «la sua morte è stata molto probabilmente causata da una pressione per strangolamento piuttosto che da un’impiccagione».
Massie ha attaccato duramente l’amministrazione Trump, definendola “Epstein administration” per via della gestione scandalosamente opaca – per usare un eufemismo – della documentazione inerente lo scandalo Epstein.

L’ex rappresentante repubblicana Marjorie Taylor Greene, invece, ha dichiarato tempo addietro di aver ricevuto una telefonata dal presidente Trump in cui le chiedeva di non votare per la pubblicazione dei documenti riguardanti lo scandalo collegato a Jeffrey Epstein perché molti suoi amici ne sarebbero stati pesantemente danneggiati.
Al pari della Greene, Massie ha accusato Trump di esser venuto meno agli impegni presi in materia di trasparenza e chiarezza, procedendo alla rimozione e alla manomissione di documenti reputati “significativi” prima che i membri del Congresso potessero visionarli integralmente proprio a causa degli stretti legami intercorrenti tra Epstein e agenzie di intelligence sia nazionali (Cia) che israeliane (Mossad).
«I file Epstein vengono bloccati perché Jeffrey Epstein aveva stretti rapporti con l’intelligence israeliana e con quella americana. E perché coinvolgono miliardari e donatori politici che sono amici del presidente Trump», ha affermato Massie.
Nel mirino di Massie è finita anche la chiacchieratissima e discussa procuratrice generale Pam Bondi, per la sua riluttanza a rendere pubblici i documenti relativi alle indagini su Jeffrey Epstein e sui suoi collaboratori. Molti elementi di spicco del movimento Make America Great Again (Maga) come Erick Eickson, Tim Pool e Nick Fuentes invocano il licenziamento di Pam Bondi, contestando a lei e anche al direttore dell’Fbi Kash Patel una condotta talmente inadeguata da risultare perfino sospetto.
Per Mary Trump, nipote del presidente affermatasi come una dei suoi critici più severi e autrice di un best seller in cui ha ricostruito il clima particolarmente difficile che si respira all’interno della famiglia Trump, la Bondi «non si dimetterà e non sarà cacciata. Sta facendo esattamente ciò per cui il suo capo l’ha assunta».
«Se indagassimo su tutti i nomi presenti nei file, l’intero sistema americano crollerebbe», ha dichiarato la Bondi.
L’opinione di Tucker Carlson su Jeffrey Epstein
Anche il notissimo giornalista statunitense Tucker Carlson ha preso la parola, dichiarando nel corso di una recente intervista che, a suo avviso, non si verificheranno arresti di rilievo connessi alla figura di Jeffrey Epstein perché certificherebbero l’esistenza di una sorta di “super-direttorio” collocato ben al di sopra del governo rappresentativo.
Carlson ha descritto Epstein come la persona «meglio collegata» che avesse mai visto. Talmente tanto che stava «discutendo della caduta di Gheddafi in Libia prima che accadesse e cercando di capire come trarne adeguatamente profitto».
Per il noto giornalista, Epstein incarnava una sorta di «mediatore di potere indipendente» in contatto costante con «una serie di altri mediatori di potere indipendenti che formano una sorta di governo sovraordinato rispetto a tutti i governi rappresentativi in Occidente».
Andrea Zhok

Professore di filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università Statale di Milano e saggista. È autore di numerosi volumi, tra cui Critica della ragione liberale. Una filosofia della storia corrente (Meltemi, 2020), La profana inquisizione e il regno dell’anomia. Sul senso storico del politicamente corretto e della cultura woke (Il Cerchio, 2024), Il senso dei valori. Fenomenologia, etica, politica (Mimesis, 2024), Diario politico di un martirio. Palestina 2023-2025 (Il Cerchio, 2025).
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