Si è da poco concluso l’appuntamento annuale della Conferenza per la Sicurezza di Monaco, alla quale hanno partecipato oltre 60 tra capi di Stato e di governo e circa 450 rappresentanti della politica, dell’accademia, della scienza e dell’industria militare.
Conformemente alle premesse formulate alla vigilia dell’evento dal presidente della Conferenza per la Sicurezza Wolfgang Ischinger, secondo cui si sarebbero affrontati «temi fondamentali raramente trattati in tempo reale nel corso della storia», le figure di alto profilo confluite a Monaco hanno parlato di sicurezza dell’Europa, di tenuta dell’Alleanza Atlantica, della piega critica presa dai rapporti transatlantici, del conflitto russo-ucraino e della (in)capacità della comunità internazionale di gestire efficacemente i contraccolpi del rapido disfacimento dell’ordine affermatosi al termine della Guerra Fredda.

Gli effetti di questo profondo cambiamento si avvertono soprattutto in Europa, vissuta per ottant’anni sotto di un ombrello militare statunitense di cui l’attuale amministrazione Trump intende condizionare la preservazione a una serie di pesanti concessioni da parte dei Paesi del “vecchio continente”.
Alla Conferenza per la Sicurezza hanno preso parte figure di spicco del mondo occidentale come il segretario di Stato Marco Rubio, i senatori Lindsey Graham (repubblicano) e Richard Blumenthal (democratico), il primo ministro Keir Starmer, il cancelliere Friedrich Merz, la presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen, l’alto rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Europea Kaja Kallas, la presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde.
Cosa è stato detto alla Conferenza per la Sicurezza
Sempre nel corso della Conferenza per la Sicurezza di Monaco, il cancelliere Friedrich Merz ha dichiarato che la guerra russo-ucraina «finirà solo quando la Russia sarà almeno economicamente e, potenzialmente, militarmente esausta. Ci stiamo avvicinando a quel momento, ma non ci siamo ancora. La Russia deve arrendersi in questa terribile guerra contro l’Ucraina. e noi dobbiamo impegnarci al massimo sul piano militare, economico, politico e diplomatico affinché questo accada».
L’alto rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza dell’Unione Europea Kaja Kallas, invece, ha affermato che: «la Russia non è una superpotenza. Dopo oltre un decennio di conflitto, inclusi 4 anni di guerra su vasta scala in Ucraina, la Russia è appena andata oltre i limiti del 2014, e il costo? 1,2 milioni di vittime. Oggi la Russia è allo sbando, la sua economia è a pezzi, è scollegata dai mercati energetici europei e i suoi cittadini sono in fuga, La minaccia più grande che la Russia rappresenta in questo momento è che otterrà di più al tavolo delle trattative di quanto abbia ottenuto sul campo di battaglia».
Come scrive su «Analisi Difesa» il generale Maurizio Boni, che ha presenziato personalmente alla Conferenza per la Sicurezza di Monaco, dal tenore degli interventi formulati durante l’evento e dallo status quo emerge chiaramente che «l’Europa paga e l’America fornisce armi, mantenendo il controllo strategico e industriale, almeno fino a quando l’industria della difesa europea non sia in grado di riorganizzarsi e di colmare i divari capacitivi dei quali soffre attualmente».
Un obiettivo, quest’ultimo, «che ha trovato riscontro in molti interventi della Conferenza, ma che appare molto ambizioso e difficile da conseguire. Nel frattempo, Rubio ha potuto permettersi il lusso di rassicurare gli europei affermando che Stati Uniti ed Europa condividono un destino comune, sapendo bene che la dipendenza militare europea rende tale affermazione una cortesia più che una realtà paritaria».
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