L’escalation del Golfo non si ferma. Al nuovo, ennesimo round di bombardamenti statunitensi, l’Iran ha risposto bersagliando obiettivi sensibili concentrati soprattutto in Kuwait e in Bahrain, dove un data center di proprietà di Amazon è stato colpito da una salva di missili da crociera e – stando ai resoconti di Teheran – completamente distrutto.

L’attacco contro l’infrastruttura critica di Amazon fa seguito al bombardamento intensivo contro le basi militari statunitensi in Bahrein, Kuwait, Giordania e Kurdistan iracheno.
Il CentCom ha ammesso che la rappresaglia iraniana sferrata contro la base Muwaffaq Salti Air Base, in Giordania, ha provocato la morte di almeno tre soldati statunitensi.
Parallelamente, gli iraniani hanno chiuso lo Stretto di Hormuz, mentre gli Houthi si preparano a imporre restrizioni analoghe su quello di Bab el-Mandeb.
La penuria statunitense di petrolio stoccato nelle riserve strategiche, precipitate al minimo storico di 316,5 milioni di barili, e di munizioni critiche solleva non pochi dubbi sulla ratio della ripresa degli attacchi.
Giorgio Livas

Analista geopolitico e ricercatore storico che vive stabilmente lungo la Linea Verde a Cipro. Collabora con numerose testate, tra cui «Limes» e «InsideOver».
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