Nei giorni scorsi, il presidente Zelensky ha annunciato la sostituzione del Capo di Stato Maggiore Oleksandr Syrskyi con il generale Mykhailo Drapatyi, sull’onda del malcontento popolare suscitato dalla rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. Vale a dire il principale ideatore della guerra dei droni, che Guido Crosetto ha cercato immediatamente di contrattualizzare come consulente del Ministero della Difesa italiano.

Drapatyi viene rappresentato come un innovatore allineato alla visione di Fedorov, basata sulla guerra dei droni da attuare in maniera intensiva ed estensiva; Syrskyi, alla stregua di un vecchio dinosauro ancorato a una visione strategica obsoleta e incompatibile con le necessità ucraine, che Drapatyi sarebbe invece in grado di soddisfare.
Parallelamente, alla guerra dei droni ucraina, implicante attacchi letali come quelli sferrati contro gli stabilimenti di Wildberries, le forze armate russe hanno risposto lanciando oltre 40 missili in meno di un’ora su Kiev, uno sciame di droni contro un complesso di Epicentr a Sumy e vettori di vario genere nelle aree costiere dell’oblast’ di Odessa.
Cavo Dragone: la guerra dei droni favorisce Kiev
Intervistato dal «Kyiv Independent», l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comando militare della Nato, ha dichiarato che, grazie alla guerra dei droni, l’Ucraina starebbe ribaltando le sorti della guerra, e aggiunto che Kiev «sta guadagnando qualcosa, non perdendo: la forte reazione della Russia potrebbe derivare dalla frustrazione».
Cavo Dragone ha tuttavia specificato che: «non riesco proprio a immaginare qualcosa come una semplice riconquista del territorio da parte dell’Ucraina o una resa della Russia. È qualcosa su cui dobbiamo riflettere con molta, molta cautela. La prima cosa che la Nato cerca è un cessate il fuoco: sedersi al tavolo e iniziare a discutere di una pace duratura per l’Ucraina».
Francesco Cosimato

Generale di brigata, paracadutista militare, direttore di lancio e ispettore per attività di controllo degli armamenti. Ha ricoperto numerosi incarichi di comando e staff, tra cui missioni in Somalia, Bosnia e Kosovo. Ha comandato unità come il I Gruppo del 33° Reggimento artiglieria terrestre Acqui e il 21° Reggimento Artiglieria Trieste. Ha operato presso lo Stato Maggiore dell’esercito e la Nato. Collabora con svariati giornali e riviste, tra cui «Krisis».
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