Nei giorni scorsi, il presidente Zelensky ha annunciato la sostituzione del Capo di Stato Maggiore Oleksandr Syrskyi con il generale Mykhailo Drapatyi, sull’onda del malcontento popolare suscitato dalla rimozione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.

Drapatyi viene rappresentato come un innovatore allineato alla visione di Fedorov; Syrskyi, alla stregua di un vecchio dinosauro ancorato a una visione strategica obsoleta e incompatibile con le necessità ucraine, che Drapatyi sarebbe invece in grado di soddisfare.
Drapatyi porterà avanti la linea Fedorov?
Parallelamente, ai continui attacchi ucraini realizzati con droni, tra cui spiccano quelli contro gli stabilimenti di Wildberries, le forze armate russe hanno risposto lanciando oltre 40 missili in meno di un’ora su Kiev, uno sciame di droni contro un complesso di Epicentr a Sumy e vettori di vario genere nelle aree costiere dell’oblast’ di Odessa.
Intervistato dal «Kyiv Independent», l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comando militare della Nato, ha dichiarato che l’Ucraina starebbe ribaltando le sorti della guerra, e aggiunto che Kiev «sta guadagnando qualcosa, non perdendo: la forte reazione della Russia potrebbe derivare dalla frustrazione».
Cavo Dragone ha tuttavia specificato che: «non riesco proprio a immaginare qualcosa come una semplice riconquista del territorio da parte dell’Ucraina o una resa della Russia. È qualcosa su cui dobbiamo riflettere con molta, molta cautela. La prima cosa che la Nato cerca è un cessate il fuoco: sedersi al tavolo e iniziare a discutere di una pace duratura per l’Ucraina».
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