Secondo una inchiesta realizzata dal «Wall Street Journal», i consiglieri di della Casa Bianca stanno esercitando forti pressioni sul presidente per indurlo a elaborare un piano per la fine dei bombardamenti sull’Iran e il ritiro degli Stati Uniti dalla guerra, da avviare previa proclamazione che gli obiettivi sono stati in gran parte raggiunti.
Parallelamente, il senatore repubblicano Lindsey Graham, individuato dallo stesso «Wall Street Journal» come uno dei principali responsabili dell’intervento militare statunitense contro l’Iran, ha minacciato l’Arabia Saudita e le altre monarchie sunnite del Golfo Persico di “serie conseguenze” in caso di loro mancata partecipazione alle campagne di bombardamenti sulll’Iran portate avanti da Stati Uniti e Israele.

Il «Washington Post», invece, ha pubblicato un’inchiesta in cui si solleva il velo sul contenuto di un rapporto classificato redatto dal National Intelligence Council e consegnato al presidente Trump una settimana prima dell’attacco all’Iran.
Secondo le fonti raggiunte dal quotidiano, il documento tratteggiava due scenari che si sarebbero potuti concretizzare in seguito a una campagna militare comprensiva di bombardamenti sull’Iran e attacchi mirati contro gli esponenti verticistici dell’apparato istituzionale iraniano.
La National Intelligence: i bombardamenti sull’Iran non serviranno
In entrambi gli sviluppi ipotizzati dagli specialisti in forza al National Intelligence Council, «l’establishment clericale e militare iraniano avrebbe risposto all’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei applicando una serie di protocolli volti a preservare la continuità del potere. La prospettiva che la frammentata opposizione iraniana assuma il controllo del Paese è qualificata all’interno del documento come “improbabile”».
In un’altra inchiesta basata anche in questo caso sulle rivelazioni di ben tre fonti interne ai servizi di sicurezza statunitensi, il «Washington Post» sostiene che, «dall’inizio della guerra, la Russia ha comunicato all’Iran le posizioni delle risorse militari statunitensi».
Gli analisti raggiunti dal quotidiano statunitense hanno affermato che «la condivisione di informazioni di intelligence si adatterebbe allo schema degli attacchi dell’Iran contro le forze statunitensi, comprese le infrastrutture di comando e controllo, i radar e le strutture temporanee».
L’Iran sta «realizzando rilevamenti molto precisi sui radar di allerta precoce o sui radar over-the-horizon. Lo stanno facendo in modo molto mirato, puntando al comando e controllo», ha affermato Dara Massicot, esperta di esercito russo presso il Carnegie Endowment for International Peace.
L’Iran possiede solo una manciata di satelliti di livello militare e nessuna costellazione satellitare propria, il che renderebbe le immagini fornite dalle capacità spaziali molto più avanzate della Russia estremamente preziose, soprattutto perché il Cremlino ha perfezionato il proprio targeting dopo anni di guerra in Ucraina, ha affermato Massicot.
Nicole Grajewski, che studia la cooperazione dell’Iran con la Russia presso il Belfer Center della Harvard Kennedy School, ha affermato che gli attacchi di rappresaglia rispetto ai bombardamenti sull’Iran sono stati caratterizzati da un elevato livello di sofisticatezza, sia per quanto riguarda gli obiettivi presi di mira da Teheran, sia per la sua capacità di sopraffare le difese degli Stati Uniti e degli alleati.
Il Pentagono, sostiene ancora il «Washington Post» sulla base di rivelazioni rese da altre fonti a diretta conoscenza della questione, sta rapidamente esaurendo le sue scorte di missili intercettori e di precisione.
Le informazioni fornite dal quotidiano della capitale statunitense si combinano a quelle pubblicate da «Cbs News», secondo cui anche le monarchie sunnite del Golfo Persico lamenterebbero una pericolosa penuria di missili intercettori e non sarebbero in grado di rimpiazzarli.
Nonché a quelle diffuse dalla stampa sudcoreana, secondo cui il Pentagono starebbe attentamente valutando il trasferimento di sistemi di difesa aerea Thaad e Patriot dalla Corea del Sud al teatro mediorientale.
Gaetano Colonna

Storico, docente, saggista e animatore del sito «Clarissa». È autore di numerosi volumi, tra cui Medio Oriente senza pace. Da Suez al Golfo e oltre, strategie, conflitti, speranze (Edilibri, 2009), Ucraina tra Russia e Occidente. Un’identità contesa (Edilibri, 2022).
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