Una recente inchiesta del «Wall Street Journal» afferma che, nel mese di febbraio, Lindsey Graham, senatore repubblicano della South Carolina dotato di stretti rapporti personali con il presidente Trump, si èrecato ripetutamente in Israele per incontrare funzionari dell’intelligence locale e raccogliere informazioni utili a persuadere l’inquilino della Casa Bianca a procedere con l’attacco all’Iran.

«Mi diranno cose che il nostro stesso governo non mi direbbe», ha dichiarato Lindsey Graham prima di ricevere dal primo ministro Netanyahu istruzioni in merito alle modalità da adottare per convincere il presidente Trump a passare all’azione.
Le responsabilità di Lindsey Graham
Lindsey Graham si sarebbe quindi accreditato come tramite tra Netanyahu e Trump, facendo pervenire a quest’ultimo informazioni di provenienza israeliana rivelatesi decisiva a spingere Trump a oltrepassare il Rubicone. E provvedendo parallelamente a rendere il principe ereditario saudita Mohammed bin-Salman edotto degli sviluppi in corso.
«Mentre altri collaboratori, tra cui l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, invocavano la prosecuzione per i colloqui, Lindsey Graham spingeva per un cambio di regime […] lavorando fianco a fianco con il generale in pensione Jack Keane e Marc Thiessen, già redattore dei discorsi del presidente George W. Bush», riposta il «Wall Street Journal».
Parallelamente, un rapporto classificato redatto dal National Intelligence Council e consegnato al presidente Trump una settimana prima che Stati Uniti e Israele scatenassero l’attacco congiunto contro l’Iran suggerisce che i servizi di sicurezza di Washington avevano messo in guardia il governo in merito ai rischi connessi a un attacco contro la Repubblica Islamica.
Ne ha parlato il «Washington Post» basandosi sulle confidenze rese da tre alti funzionari statunitensi, secondo cui il documento tratteggiava due scenari che si sarebbero potuti concretizzare in seguito a una campagna militare mirata contro gli esponenti verticistici dell’apparato istituzionale iraniano.
In entrambi gli sviluppi ipotizzati dagli specialisti in forza al National Intelligence Council, «l’establishment clericale e militare iraniano avrebbe risposto all’assassinio della Guida Suprema Ali Khamenei applicando una serie di protocolli volti a preservare la continuità del potere. La prospettiva che la frammentata opposizione iraniana assuma il controllo del Paese è qualificata all’interno del documento come “improbabile”».
Sul campo di battaglia, vengono ora colpite anche infrastrutture collegate all’estrazione, alla raffinazione, allo stoccaggio e alla commercializzazione di petrolio e gas.
L’attacco israeliano contro alcune strutture petrolifere iraniane, all’origine di un enorme incendio e di una nube tossica che sta spostandosi verso nord-est, è stato sorprendentemente oggetto di critiche da parte dello stesso Lindsey Graham, secondo cui «i nostri alleati in Israele hanno dimostrato una capacità straordinaria nel far crollare il regime assassino in Iran. L’America è molto grata».
Tuttavia, scrive ancora Lindsey Graham, «presto arriverà il giorno in cui il popolo iraniano sarà responsabile del proprio destino, sottraendosi alla autorità del regime assassino degli Ayatollah. A tal proposito, vi prego per favore di essere cauti sugli obiettivi che scegliete. Il nostro obiettivo è liberare gli iraniani in modo da non compromettere la loro possibilità di iniziare una vita nuova e migliore quando questo regime crollerà. L’economia petrolifera dell’Iran sarà essenziale per questo sforzo».
Anche il presidente Trump sarebbe irritato per gli attacchi ai giacimenti petroliferi iraniani, mentre contesta con forza la nomina a nuova Guida Suprema di Mojtaba Hosseini Khamenei, figlio di Ali Khamenei e figura collocabile alla testa delle correnti più radicali del panorama iraniano.
Allo stesso tempo, le autorità emiratine smentiscono la notizia diramata da fonti israeliane secondo cui il governo di Abu Dhabi avrebbe sferrato un attacco di rappresaglia contro l’Iran, dopo che la Repubblica Islamica era stata accusata di aver attaccato con droni Cipro, Turchia e Azerbaijan.
Hanieh Tarkian

Analista geopolitica italo-iraniana e docente di studi islamici.
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