Nelle scorse ore, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, titolare del ruolo di mediatore nei colloqui indiretti tra Teheran e Washington, ha annunciato che Iran e Stati Uniti avevano raggiunto un accordo per la cessazione definitiva delle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano.

Trump ha confermato con entusiasmo la notizia poco dopo in un post sul suo profilo Truth, scrivendo che «l’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo». In cosa consiste l’accordo?
L’agenzia di stampa iraniana «Mehr» ha pubblicato le 14 clausole di cui si compone il memorandum d’intesa, implicanti:
1. Cessazione permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano.
2. Impegno degli Stati Uniti alla non interferenza negli affari interni dell’Iran e al rispetto della sovranità della Repubblica Islamica dell’Iran.
3. Completa revoca del blocco navale entro 30 giorni.
4. Impegno degli Stati Uniti a ritirare le proprie forze dall’Iran.
5. Riapertura dello Stretto di Hormuz entro 30 giorni secondo gli accordi iraniani.
6. Sospensione delle sanzioni sulla vendita di petrolio, prodotti petrolchimici e derivati e pieno accesso dell’Iran alle sue risorse finanziarie.
7. La necessità per gli Stati Uniti e i loro alleati di presentare piani di ricostruzione per l’Iran per un ammontare di almeno 300 miliardi di dollari.
8. 60 giorni di negoziati per raggiungere un accordo finale basato sulle questioni nucleari e la completa revoca delle sanzioni primarie, secondarie, statunitensi e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e del Consiglio dei Governatori dell’Aiea.
9. Reiterazione dell’impegno dell’Iran, ai sensi del Trattato di Non Proliferazione, a non produrre armi nucleari.
10. Durante il periodo dei negoziati, gli Stati Uniti si sono impegnati a non aggiungere forze nella regione e a non imporre nuove sanzioni.
11. Sblocco di 24 miliardi di dollari dei fondi bloccati dell’Iran durante i 60 giorni dei negoziati finali. La metà di questa somma dovrà essere messa a disposizione dell’Iran prima dell’inizio dei negoziati.
12. Formazione di un meccanismo di supervisione per l’attuazione dell’accordo.
13. L’accordo finale sarà approvato da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
14. I negoziati finali non inizieranno prima del rilascio della metà dei fondi bloccati dell’Iran, della sospensione delle sanzioni petrolifere iraniane e della revoca del blocco navale, e l’accordo finale riguarderà solo il destino dei materiali arricchiti e dell’arricchimento, la revoca delle sanzioni e il piano di ricostruzione economica dell’Iran. Le discussioni sul programma missilistico iraniano e sul sostegno ai gruppi di resistenza vengono definitivamente rimosse dall’agenda.
Il governo israeliano ha specificato di non sentirsi affatto vincolato dall’accordo, e specificato che i combattimenti in Libano proseguiranno.
L’opposizione interna, dal canto suo, è sul piede di guerra. Naftali Bennett, uno dei principali sfidanti di Netanyahu assieme a Yair Lapid, ha qualificato l’intesa tra Washington e Teheran come una catastrofe strategica per Israele, imputabile all’incapacità del governo di trasformare i successi militari in risultati di sicurezza duraturi.
Bennett ha promesso che, se eletto, mirerà con decisione al un cambio di regime in Iran: «il conto alla rovescia inizierà a ticchettare non appena il governo in Israele sarà cambiato».
Fabio Mini

Generale di corpo d’armata, saggista e collaboratore de «Il Fatto Quotidiano». Ha comandato tutti i livelli di unità da combattimento e prestato lunghi periodi di servizio negli Stati Uniti, in Cina, nei Balcani e nella Nato. È stato Capo di Stato Maggiore del Comando Alleato del Sud Europa e comandante della forza internazionale di sicurezza in Kosovo. È autore di numerosi volumi, tra cui L’Europa in guerra (PaperFirst, 2023), La Nato in guerra. Dal patto di difesa alla frenesia bellica (Dedalo, 2025).
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