Nel corso di un dibattito con i colleghi John Mearsheimer e Glenn Diesen, il politologo russo Sergej Karaganov ha affermato che il mondo si trova già adesso nelle fasi iniziali di un conflitto globale di più ampio respiro. Sostiene che l’ordine post-Guerra Fredda stia crollando con il declino del predominio occidentale e l’emergere di un sistema multipolare.

Secondo Sergej Karaganov, la guerra in Ucraina è solo un fronte di una lotta ben più ampia che coinvolge competizione economica, tecnologica, politica e militare. A suo avviso, il pericolo non risiede unicamente nell’Ucraina stessa, ma nell’assenza di nuove regole in grado di gestire la rivalità tra le grandi potenze.
Sergej Karaganov sostiene che la Russia potrebbe ritrovarsi nella necessità di sferrare un attacco nucleare limitato finalizzato a costringere gli avversari a rispettare le linee rosse tracciate da Mosca.
Il monito di Karaganov
Nonostante la sua reputazione di “super-falco”, tuttavia, Sergej Karaganov sottolinea ripetutamente quella che definisce la barriera morale contro le armi nucleari. Sostiene che la Russia potrebbe potenzialmente raggiungere obiettivi militari attraverso un uso limitato delle armi nucleari, ma afferma che farlo rappresenterebbe una profonda catastrofe morale.
In futuro, sostiene Sergej Karaganov, le sfide principali per la Russia verranno non dall’Ucraina, ma dalla trasformazione della Nato e il contestuale ricollocamento strategico della Germania.
Il concetto è stato sviscerato durante un intervento, pronunciato nel corso del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, di Andrej Bezrukov, consigliere dell’amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin, docente presso l’università statale di Mosca ed ex colonnello dell’Svr con trascorsi nell’intelligence sovietica.
Secondo Bezrukov, la Russia deve prepararsi a sostenere per i prossimi venti o trent’anni una situazione di conflitto permanente con l’Occidente.
Allo stato attuale, ha affermato l’ex ufficiale dell’Svr, la Russia è impegnata in una «guerra strisciante» che potrebbe degenerare da un momento all’altro, e destinata a durare per decenni plasmando due generazioni di russi.
L’Occidente, ha sottolineato Bezrukov, ha optato per il logoramento per evitare un conflitto nucleare con la Russia. Cerca pertanto di “bollire la rana” russa attraverso una costante pressione politica, economica e militare.
Le sanzioni, il sequestro di petroliere riconducibili più o meno indirettamente alla Russia e gli attacchi ucraini con droni nelle profondità dello spazio russo rappresentano quindi singole componenti di una ben più ampia pianificazione strategica, che impone a Mosca di adattare la società, l’economia nazionale e la burocrazia statale a un contesto di belligeranza permanente con l’Occidente.
Francesco Cosimato

Generale di brigata, paracadutista militare, direttore di lancio e ispettore per attività di controllo degli armamenti. Ha ricoperto numerosi incarichi di comando e staff, tra cui missioni in Somalia, Bosnia e Kosovo. Ha comandato unità come il I Gruppo del 33° Reggimento artiglieria terrestre Acqui e il 21° Reggimento Artiglieria Trieste. Ha operato presso lo Stato Maggiore dell’esercito e la Nato. Collabora con svariati giornali e riviste, tra cui «Krisis».
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