Lo scorso 12 giugno, Space-X è stata ufficialmente quotata al Nasdaq, raccogliendo oltre 75 miliardi di dollari e avviandosi a conseguire una capitalizzazione di mercato da 1,75 trilioni di dollari. Si tratta della più imponente offerta pubblica iniziale della storia dei mercati azionari.

L’operazione è stata agevolata da un provvidenziale cambiamento delle regole del Nasdaq, che ha consentito a Space-X di entrare nel suo indice principale dopo appena 15 giorni di contrattazioni, a fronte di un anno di attesa imposto a qualsiasi altra impresa interessata.
Naturalmente, quando un titolo sbarca su un indice, i fondi che si occupano di replicarne l’andamento attraverso gli Etf sono obbligati a comprare quel titolo, aumentandone automaticamente la quotazione. Specialmente se, come nel caso di Space-X, l’azienda che entra nell’indice immette sul libero mercato una quota particolarmente ridotta del capitale azionario. Nel caso specifico, si parla del 4% delle azioni.
Elon Musk, fondatore e amministratore delegato della società, detiene attualmente circa il 41% di Space-X, ma controlla l’85% dei voti perché dispone di azioni privilegiate. Non potrà pertanto mai essere messo in minoranza, né tantomeno rimosso. Space-X ha peraltro sede in Texas, caratterizzato da un regime giuridico che offre solidissime tutele ai capitani d’azienda da eventuali cause intentate dall’azionariato.
I bilanci di Space-X
C’è poi un ulteriore aspetto di cui tenere conto. Nel 2025, Space-X ha registrato ricavi quantificabili in circa 18,5 miliardi di dollari, a fronte di un reddito netto negativo per circa 5 miliardi di dollari. Dalla sua nascita, Space-X ha bruciato liquidità per la cifra record di oltre 37 miliardi di dollari.
Nel dettaglio, gli enormi ricavi garantiti da Starlink (11,4 miliardi nel 2025, con una crescita su base annua del 50% e un apporto rispetto al fatturato del gruppo che sfiora il 70%) sono più che compensati dalle perdite realizzate dal comparto dei razzi Falcon e Starship, che potrebbero però assicurare ingenti margini di rendita in futuro alla luce dei loro enormi investimenti in tecnologia.
Un discorso a parte va formulato per il social media X e x-AI, start-up di intelligenza artificiale rivelatasi finora assolutamente incapace di reggere la concorrenza di colossi come Anthropic e OpenAI. All’inizio del 2026 Space-X ha acquisito x-AI, che controllava a sua volta il social media X, per una cifra intorno ai 250 miliardi di dollari.
Nel 2022, Musk aveva sborsato 44 miliardi per rilevare Twitter, poi ridenominato X. Nel corso dei mesi successivi, X arrivò a perdere oltre il 60% del proprio valore, salvo poi risalire vertiginosamente in seguito all’elezione di Trump e al sodalizio politico con Musk.
In poche parole, Musk ha acquistato Twitter a 44 miliardi di dollari per cambiarle nome e rivenderla a 250 miliardi a un’altra società di sua proprietà.
Un conflitto di interessi macroscopico, paragonabile a quello che ha visto Space-X acquistare nell’arco di un solo trimestre circa 640 milioni di dollari di veicoli Cybertruck e batterie Megapack da Tesla, altra società facente capo a Musk.
Alessandro Volpi

Saggista, collaboratore di «Altraeconomia» e «Valori» e docente di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. È autore di numerosi volumi, tra cui Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione (Laterza, 2023), I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia (Laterza, 2024), Nelle mani dei fondi. Il controllo invisibile della grande finanza (Altraeconomia, 2024), L’America secondo Trump. Prospettive economiche e scenari globali (La Vela, 2025), La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale (Laterza, 2025).
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