L’ Israeli Defense Force potrebbe presto collassare se non si trova una soluzione alla carenza di personale, ha avvertito il Capo di Stato Maggiore delle Israeli Defense Force, generale Eyal Zamir, nel corso di una recentissima riunione del gabinetto di sicurezza.
«Sto sollevando 10 segnali d’allarme prima che la Israeli Defense Force collassi su se stessa», ha affermato Zamir agli esponenti del governo Netanyahu.

Fonti della Israeli Defense Force hanno inoltre riferito al «Jerusalem Post» che Israele necessiterebbe di un numero maggiore di soldati ai confini della Striscia di Gaza, del Libano, della Siria e della Cisgiordania.
La maggioranza di governo continua tuttavia a manifestare grande riluttanza ad emanare qualsiasi disegno di legge che comporti la coscrizione obbligatoria per gli haredim, per timore di perdere il cruciale appoggio dei partiti ultraortodossi.
L’Israeli Defense Force in difficoltà
Yair Lapid, esponente di spicco dell’opposizione, ha rivolto aspre critiche nei confronti di Netanyahu, accusandolo di aver «smantellato Israele dall’interno» attraverso misure intese a preservare i privilegi degli haredim per ragioni personali e di opportunità politica. Provvedimenti che rimangono in vigore anche di fronte alla drammatica carenza di personale inquadrato nell’Israeli Defense Force denunciata da Zamir.
Se il governo non si decide ad allargare la platea degli arruolabili, ha sottolineato Lapid, la situazione peggiorerà di giorno in giorno con conseguenze devastanti.
Anche perché Israele, alle prese con una tremenda penuria di intercettori, continua ad essere bersagliato senza sosta dai missili lanciati non soltanto dall’Iran, ma anche da Hezbollah, i cui miliziani stanno infliggendo pesantissime perdite all’Israeli Defense Force.
Eppure, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato che «tutte le case nei villaggi libanesi vicino al confine saranno distrutte, secondo il modello di Rafah e Beit Hanoun a Gaza, con l’obiettivo di eliminare, una volta per tutte, le minacce in prossimità del confine».
Al termine dell’operazione, ha dichiarato Katz, «l’Israeli Defense Force istituirà una zona di sicurezza all’interno del Libano […] e garantirà la sicurezza sull’intera area che si estende fino al fiume Litani». Il ministro della Difesa ha aggiunto che «Israele impedirà il ritorno di oltre 600.000 residenti del Libano meridionale nelle aree a sud del fiume Litani fino a quando non sarà garantita la sicurezza dei residenti israeliani del nord».
Parallelamente, un attacco israelo-statuntense ha provocato il ferimento dell’ex ministro degli Esteri iraniano Kamal Kharazi e la morte di sua moglie. Secondo il «Telegraph», la ragione dell’attacco contro Kharazi va ricercata nel coinvolgimento dell’ex ministro iraniano in colloqui con emissari del Pakistan — il Paese più attivo negli sforzi di mediazione tra Iran e Stati Uniti – che avrebbero potuto portare all’apertura di un canale di comunicazione diretto con il vicepresidente Jd Vance.
Segno, sostiene Joe Kent, dimessosi dal ruolo di direttore del Counterterrorism Center per protestare contro il coinvolgimento degli Stati Uniti in quella che è a suo avviso una guerra voluta da Israele, che «Israele sta prendendo di mira i negoziatori per impedire la fine della guerra e garantire che i futuri leader iraniani siano più radicali, assicurando così la continuazione del conflitto».
Salvo Ardizzone

Consulente societario e saggista specializzato in questioni mediorientali. È autore di numerosi volumi, tra cui Unipolarismo vs multipolarismo. Una visione geopolitica non asservita (Passaggio al Bosco, 2022), Ecologia vs natura. Un percorso per il ritorno all’umano (Passaggio al Bosco nel 2023), Medio Oriente. Dall’egemonia Usa alla resistenza islamica 1945-2006 (Arianna editrice, 2021), Medio Oriente. Risveglio islamico e false primavere (Arianna Editrice, 2022), Medio Oriente. La guerra in Siria, la Resistenza Islamica Palestinese (Arianna Editrice, 2024).
SOSTEGNO












