La disfatta repubblicana alle elezioni di medio termine ha aperto il varco a un sostanziale cambio di registro retorico da parte di diversi esponenti dell’amministrazione Trump, a partire dal vicepresidente Vance.

Il quale ha dichiarato che: « il problema principale è che molte persone che hanno votato per Trump/Vance nel 2024 hanno votato per i Democratici nel 2026. Ci sarà un sacco di battaglia interna e discussioni su cosa è successo e perché. Uno dei sondaggisti che rispetto davvero mi ha detto che il nostro messaggio economico non è stato abbastanza incisivo verso la fine. Sono sicuro che sia vero. Ma il vero motivo per cui abbiamo perso è ovvio per quasi tutti».
«Un altro sondaggista, una delle persone più intelligenti che conosco in politica, mi ha detto ieri che avremmo perso il voto popolare di 13 punti […]. Nel suo sondaggio, ha visto che molti elettori Trump 2024 erano arrabbiati e pianificavano di votare per i democratici. Ha chiesto a quegli elettori che ci avevano abbandonato cosa li avrebbe riportati dalla nostra parte».
A detta di Vance, «le prime quattro risposte, che coprivano quasi tutte le repliche, erano: porre fine alla guerra; concentrarsi sul costo della vita/inflazione; mettere l’America al primo posto; cambiare il nostro rapporto con Israele. I nostri elettori si sono presentati. E le quattro ragioni esposte qui sopra sono il motivo per cui molti di loro hanno votato per i democratici».
Vance non è il solo a fare ammenda
Al “mea culpa” di Vance sta facendo seguito un prevedibile scaricabarile, che potrebbe culminare con la rimozione di Hegseth dai vertici del Dipartimento della Guerra, e a una serie di “smarcamenti” fuori tempo massimo. È il caso di Ted Cruz, il quale ha affermato che «la guerra contro l’Iran si è protratta troppo a lungo. Avrebbe dovuto essere breve, decisa e conclusiva. Deve finire entro breve».
Segno che gli Stati Uniti faranno marcia indietro? Per diversi funzionari di Washington raggiunti dalla stampa sia statunitense che israeliana, l’opzione relativa a un attacco congiunto israelo-statunitense contro l’Iran «rimane sul tavolo». L’operazione potrebbe concretizzarsi sotto forma o di raid limitati contro siti critici come quello di Pickaxe Mountain, o di bombardamenti su vasta scala concentrati sulle infrastrutture energetiche iraniane.
Fabio Mini

Generale di corpo d’armata, saggista e collaboratore de «Il Fatto Quotidiano». Ha comandato tutti i livelli di unità da combattimento e prestato lunghi periodi di servizio negli Stati Uniti, in Cina, nei Balcani e nella Nato. È stato Capo di Stato Maggiore del Comando Alleato del Sud Europa e comandante della forza internazionale di sicurezza in Kosovo. È autore di numerosi volumi, tra cui L’Europa in guerra (PaperFirst, 2023), La Nato in guerra. Dal patto di difesa alla frenesia bellica (Dedalo, 2025).
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