Lo scorso 2 maggio, a due settimane di distanza dalla prevista visita in Cina del presidente Trump, il Ministero del Commercio di Pechino ha annunciato l’emissione di un’ingiunzione intesa a bloccare le sanzioni irrogate dagli Stati Uniti contro 5 raffinerie private cinesi accusate di processare petrolio iraniano anch’esso sottoposto a sanzioni.

Il provvedimento, adottato ai sensi del pacchetto di norme per contrastare l’applicazione extraterritoriale ingiustificata della legislazione straniera e altre misure (Rules on Counteracting Unjustified Extraterritorial Application of Foreign Legislation and Other Measures) introdotto nel 2021, proibisce il riconoscimento e l’esecuzione delle misure punitive statunitensi ai cinque impianti di lavorazione del greggio, denominati “teiere” e titolai del 25% circa della capacità di raffinazione cinese.
Si tratta di una presa di posizione formalmente e politicamente ineccepibile dal punto di vista cinese, ma che sul piano pratico scarica un peso enorme sulle spalle delle raffinerie sanzionate. Ignorare le sanzioni statunitensi significa esporsi al rischio concreto di estromissione dal circuito finanziario statunitense. Ne consegue che, innalzando il proprio scudo legale, la Cina è pronta a fornire un’adeguata rete di sicurezza alle “teiere” sanzionate.
Alessandro Volpi

Saggista, collaboratore di «Altraeconomia» e «Valori» e docente di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. È autore di numerosi volumi, tra cui Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione (Laterza, 2023), I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia (Laterza, 2024), Nelle mani dei fondi. Il controllo invisibile della grande finanza (Altraeconomia, 2024), L’America secondo Trump. Prospettive economiche e scenari globali (La Vela, 2025), La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale (Laterza, 2025).
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