Lo scorso 3 maggio, a fronte di un faticoso trascinamento delle trattative con Teheran, il presidente Trump ha annunciato l’imminente avvio del cosiddetto Project Freedom, un’iniziativa volta a «ripristinare la libertà di navigazione per le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz».
Il relativo comunicato del Central Command spiega che all’operazione prenderanno parte «cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 velivoli terrestri e navali, piattaforme senza pilota multidominio e 15.000 militari».
Non sembrano tuttavia chiare le modalità d’impiego di queste risorse, dal momento che, sottolinea il «Wall Street Journal», Project Freedom «non prevede la scorta di navi da guerra statunitensi attraverso lo Stretto di Hormuz, bensì uno sforzo coordinato da parte di compagnie di navigazione e di assicurazione» per facilitare i movimenti marittimi nello stretto.

Jennifer Parker del Lowy Institute rileva che quella proclamata da Trump sembra configurarsi come un’operazione che «mira non tanto a fornire protezione diretta a una o due navi, quanto piuttosto a cercare di cambiare la situazione nello stretto in modo tale che le navi si sentano al sicuro».
Stando a quanto affermato da Trump stesso, «si tratta di un gesto umanitario da parte degli Stati Uniti. Molte delle navi imbottigliate nel Golfo Persico stanno esaurendo le scorte di cibo e di tutto il necessario per permettere ai numerosi equipaggi di rimanere a bordo in condizioni igieniche e sanitarie».
In tale contesto, «se gli iraniani faranno qualcosa, saranno loro i cattivi e noi avremo la legittimità per agire […]. Se, in qualsiasi modo, questo processo umanitario dovesse essere ostacolato, tale interferenza dovrà purtroppo essere contrastata con fermezza».
Secondo «Axios», Trump avrebbe puntato su Project Freedom dopo aver bocciato un più aggressivo piano volto a forzare la riapertura dello Stretto di Hormuz, che secondo il segretario al Tesoro Bessent sarebbe tuttavia già sotto il controllo degli Stati Uniti.
I quali, avrebbero confidato a «Fox News» funzionari di alto livello dell’amministrazione Trump, sarebbero particolarmente «vicini a riprendere importanti operazioni di combattimento contro l’Iran».
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