Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita dall’Opec e dall’Opec+, abbandonando l’organismo dopo quasi 60 anni e liberandosi così dai relativi vincoli di produzione.

Prima che il conflitto precludesse ai produttori arabi del Golfo la possibilità di esportare, gli Emirati Arabi Uniti estraevano nel quadro dell’Opec quasi 3,4 milioni di barili al giorno, pari a circa il 3% dell’offerta mondiale di greggio. A marzo 2026, il Paese ha prodotto invece soltanto 2,37 milioni di barili al giorno, a fronte di una capacità di quasi 4,3 milioni. Abu Dhabi ha investito 150 miliardi di dollari per espandere la propria capacità produttiva e da alcuni anni spingeva per ottenere quote più alte dall’Opec, necessarie ad ammortizzare le spese sostenute finora.
Ma ancor più che da considerazioni meramente economiche, la decisione di Abu Dhabi di fuoriuscire dall’Opec sembra dettata da valutazioni geostrategiche, che segnalano la rottura definitiva con l’Arabia Saudita contestuale a un più rigoroso avvicinamento all’asse israelo-statunitense.
Fuori dall’Opec: non solo economia
Sembra tuttavia che la “scelta di campo” di abu Dhabi abbia esasperato le tensioni interne alla federazione, con l’emirato di Sharjah che, sostengono insistenti indiscrezioni, starebbe seriamente valutando l’ipotesi di secedere e proclamare la Repubblica di Sharjah indipendente. Un’iniziativa che, afferma il «Times of Islamabad», nascerebbe dalla volontà dello sceicco Muhammad al-Qasimi – un convinto sostenitore della causa palestinese – di distanziarsi dall’allineamento degli Emirati Arabi Uniti a Israele e all’India.
L’emirato conservatore di Sharjah si distingue da Abu Dhabi e da Dubai anche per le sue ferme posizioni culturali e morali. A differenza dei vicini più liberali, mantiene un divieto totale di vendita e consumo di alcolici in pubblico.
Il quotidiano pakistano sottolinea come gli attriti montanti in seno agli Emirati Arabi Uniti sollevi nuovi, pesanti interrogativi: gli Emirati Arabi Uniti riusciranno a mantenere l’unità a fronte delle diverse e spesso inconciliabili visioni geopolitiche che ispirano i vari emirati? La voce conservatrice di Sharjah influenzerà la politica federale o rimarrà un’eccezione?
Si tratta di questioni di enorme rilevanza, tenuto conto che l’oleodotto Habshan–Fujairah, l’unica conduttura che consente agli Emirati di aggirare lo Stretto di Hormuz, transita attraverso il territorio dell’emirato di Sharja.
Salvo Ardizzone

Consulente societario e saggista specializzato in questioni mediorientali. È autore di numerosi volumi, tra cui Unipolarismo vs multipolarismo. Una visione geopolitica non asservita (Passaggio al Bosco, 2022), Ecologia vs natura. Un percorso per il ritorno all’umano (Passaggio al Bosco nel 2023), Medio Oriente. Dall’egemonia Usa alla resistenza islamica 1945-2006 (Arianna editrice, 2021), Medio Oriente. Risveglio islamico e false primavere (Arianna Editrice, 2022), Medio Oriente. La guerra in Siria, la Resistenza Islamica Palestinese (Arianna Editrice, 2024).
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