Nei giorni scorsi, sul «Telegraph», l’ex Capo di Stato Maggiore delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore in Gran Bretagna Valerij Zaluzhny ha scritto che, in Ucraina, «una guerra di logoramento è in corso anche sul fronte politico ed economico».
Per Zaluzhny, «le azioni militari svolgono un ruolo importante nel raggiungimento degli obiettivi politici, ma non ne costituiscono la fase finale».
La posizione di Zaluzhny
Zaluzhny ha quindi invitato quindi a immaginare «che la Russia occupi completamente la regione di Donetsk. La guerra non finirebbe, perché non raggiungerebbe l’obiettivo politico. La Russia cerca di creare le condizioni per il crollo dell’Ucraina sul fronte militare, economico e politico».
Ne consegue che, sostiene Zaluzhny, «in assenza di una visione unitaria riguardo alla definizione di una nuova architettura di sicurezza nel continente europeo, senza garanzie di sicurezza e programmi finanziari concreti, la guerra con la Russia rischia di trasformarsi in una guerra più ampia per la conquista dell’Europa orientale».

Zaluzhny ha quindi identificato come necessarie garanzie di sicurezza per l’Ucraina «l’adesione del Paese alla Nato, il dispiegamento di armi nucleari sul territorio ucraino o il posizionamento di un grande contingente militare in grado di resistere alla Russia».
Tuttavia, scrive Zaluzhny, «oggi non se ne parla e, pertanto, la guerra probabilmente continuerà. Non solo militarmente, ma anche sul fronte politico ed economico».
La Russia, conclude Zaluzhny, «potrebbe cambiare gli strumenti e le forme della sua aggressione, ma tutti continueranno a perseguire lo stesso scopo».
Intanto, mentre Zaluzhny appuntava le sue riflessioni, si concludevano dopo oltre cinque ore i colloqui a Mosca tra la delegazione statunitense, composta dall’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, e la controparte russa, formata dal presidente Putin, dal consigliere diplomatico Yurij Ušakov e dal gestore del fondo sovrano Kirill Dmitriev.
Stando a quanto dichiarato da Ušakov, le parti avrebbero trovato punti di convergenza rispetto a una serie di questioni, mentre su altre la distanza rimarrebbe a tutt’ora incolmabile. Anche se non è stato ancora raggiunto alcun compromesso né è stato fissato alcun incontro tra i presidenti Putin e Trump, ha sottolineato Ušakov, la discussione si sarebbe rivelata utile.
Il problema è che, secondo quanto riportato dalla stampa ucraina, il governo di Kiev starebbe opponendosi strenuamente ad alcuni punti chiave del piano in 28 punti predisposto dall’amministrazione Trump. A partire dalla rinuncia all’adesione alla Nato e dal ritiro delle truppe dal Donbass.
La posizione di Kiev rimane la stessa: il cessate il fuoco dovrebbe applicarsi lungo l’attuale linea del fronte e soltanto a quel punto potrebbero scattare le negoziazioni incentrate sui territori.
Intanto, i russi hanno proclamato la conquista dei capisaldi di Pokrovsk e Volčansk, e mentre gli ucraini hanno attaccato petroliere russe. Putin ha reagito in maniera molto sbrigativa, specificando che queste azioni incoraggiano la Russia a provare l’Ucraina dello sbocco al mare.
L’Alto Rappresentante per la Politica Estera Kaja Kallas ha dichiarato, facendo eco alle esternazioni di Zaluzhny, che «è chiaro che la Russia non vuole la pace e, quindi, dobbiamo rendere l’Ucraina il più forte possibile».
L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del comando militare della Nato, ha invece dichiarato al «Financial Times» che l’Alleanza Atlantica sta valutando l’adozione di una postura «più aggressiva nel rispondere agli attacchi informatici, ai sabotaggi e alle violazioni dello spazio aereo della Russia».
«Stiamo studiando tutto… Sul fronte informatico, siamo in un certo senso reattivi. Essere più aggressivi o proattivi invece che reattivi è qualcosa a cui stiamo pensando», ha affermato Cavo Dragone.
Il quale ha asserito che «un attacco preventivo potrebbe essere considerato un’azione difensiva», specificando tuttavia che si tratta di opzioni «molto lontane dal nostro normale modo di pensare e di comportarci».
La Nato e i suoi membri, ha spiegato Cavo Dragone, hanno «molti più limiti rispetto alla nostra controparte, di natura etica, legale, giurisdizionale. È un problema. Non voglio dire che sia una posizione perdente, ma è una posizione più difficile di quella in cui si trova la nostra controparte».
Il presidente del comitato militare della Nato ha concluso che la sfida cruciale verte sull’acquisizione della capacità di scoraggiare future aggressioni. «Il modo in cui si ottiene la deterrenza – attraverso la ritorsione o l’attacco preventivo – è qualcosa che dobbiamo analizzare a fondo perché in futuro potrebbe esserci ancora più pressione su questo fronte», ha affermato Cavo Dragone.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha dichiarato in una nota che le esternazioni formulate da Cavo Dragone al «Financial Times» rappresentano «un passo estremamente irresponsabile, che dimostra la volontà dell’Alleanza Atlantica di aggravare ulteriormente la situazione. Queste dichiarazioni dovrebbero essere considerate come un tentativo deliberato di indebolire gli sforzi in corso volti a risolvere la crisi ucraina. Chi si lascia andare a una retorica del genere deve comprendere chiaramente i rischi e le potenziali conseguenze che ne deriverebbero, anche per gli stessi Stati membri dell’Alleanza Atlantica».

La Nato, ha aggiunto la Zakharova, «ha smesso da tempo di nascondere i suoi veri obiettivi e intenzioni […]. Sullo sfondo della crescente isteria anti-russa della Nato e del persistente allarmismo su un “imminente attacco” della Russia ai suoi stati membri, le dichiarazioni di Cavo Dragone non solo alimentano le tensioni, ma aggravano seriamente il confronto in essere».
Roberto Buffagni

Scrittore, autore di testi teatrali, studioso di questioni geostrategiche e collaboratore del sito «L’Italia e il Mondo». Ha curato il volume La supercazzola. Istruzioni per l’Ugo (Mondadori, 2006) e tradotto il saggio di Peter Bogdanovich Chi diavolo ha fatto quel film? Conversazioni con registi leggendari (La Nave di Teseo, 2024).
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