Nei giorni scorsi, il primo ministro Netanyahu ha consegnato al Presidente della Repubblica Yitzhak Herzog un documento di 111 pagine in cui si cercava di portare argomenti a sostegno della sua richiesta di grazia preventiva atta a «promuovere la riconciliazione».
L’irrituale presa di posizione di Netanyahu si colloca nel solco tracciato settimane addietro dal presidente Trump, che aveva lanciato un appello a lasciar decadere i capi di imputazione contestati al premier israeliano, sotto processo per corruzione, frode e abuso di fiducia in tre procedimenti distinti.
Perché, secondo Netanyahu, Herzog dovrebbe concedere la grazia?
In un filmato registrato e diffuso dalle emittenti televisive israeliane, Netanyahu ha affermato che nonostante dimostrare la propria innocenza in tribunale rientri «nel suo interesse personale», l’interruzione delle udienze rappresenta ormai una questione di interesse nazionale perché i processi starebbero a suo avviso «facendo a pezzi il Paese».
«Il processo in corso ci sta lacerando dall’interno, alimentando forti disaccordi e aggravando le divisioni», ha spiegato il premier, aggiungendo che «porvi fine immediatamente contribuirebbe ad allentare le tensioni e a promuovere la riconciliazione di cui il nostro Paese ha disperatamente bisogno».

L’uscita di Netanyahu ha prevedibilmente suscitato polemiche in seno alla società israeliana, fotografandone il livello estremo di polarizzazione che si riscontra anche rispetto ad altre questioni cruciali, come l’indipendenza della magistratura e l’estensione del servizio militare agli ultraortodossi.
Dal canto suo, il presidente Herzog ha fatto sapere tramite un portavoce di aver ricevuto la richiesta di grazia, assumendo dinnanzi alla popolazione il solenne impegno a valutarla «in maniera responsabile».
La legge israeliana accorda al presidente la facoltà di concedere la grazia sia a individui condannati, sia, in casi eccezionali, sia a imputati sottoposti a processo, qualora ritenga che la cosa rientri nel pubblico interesse.
Fino ad ora, la grazia a processo in corso è stata concessa una sola volta, nel 1984, ma soltanto dopo che i beneficiari avevano ammesso la propria colpevolezza. La prospettiva che vedrebbe Netanyahu ottenere la grazia senza nemmeno dichiararsi colpevole è reputata inaccettabile da molti all’interno di Israele, anche alla luce dell’atteggiamento assai scarsamente collaborativo tenuto dal premier nei confronti dei magistrati.
Secondo Ben Caspit, autorevole giornalista israeliano esperto di questioni strategiche, Netanyahu «ha smantellato tutti i sistemi… ha danneggiato la fiducia in tutti i gatekeeper, in tutte le organizzazioni, in tutti i quadri normativi e in tutto ciò che era statale qui, e ora chiede la grazia per fermarlo. Estorsione tramite minacce».
Netanyahu, ha aggiunto Caspit, «non sta nemmeno chiedendo la grazia. Perché la grazia deve includere il riconoscimento del reato, un’ammissione di colpa e un prezzo. In pratica sta chiedendo a Herzog di fermare il processo. Come se questa fosse una procedura esistente o possibile. Ma con lui, tutto è possibile. A patto che non ammetta nulla».
Per Dan Adlin, avvocato di punta di Israele e leader del movimento di contestazione del governo, «Netanyahu non ammette la colpa, non si scusa e continua ad attaccare il sistema… Cedere a questa vile richiesta significa la fine dello Stato… niente giustizia e niente giudice… La “richiesta di grazia” di Netanyahu… non può essere accettata nemmeno nella più corrotta repubblica delle banane. Non è in linea non solo con i principi fondamentali di un regime democratico».
Anche «nelle dittature più oscure cercano di presentare una facciata di legge e ordine. Il significato della richiesta di annullare il processo è che una persona farà ciò che ritiene opportuno e, se ha accumulato abbastanza potere, non ne pagherà mai il prezzo. Non ci sarà nessun giudice sano di mente che approverà una simile farsa».
Inoltre, «se il Presidente oserà accettare la richiesta (che sarà poi squalificata dall’Alta Corte di Giustizia) per ragioni che non possono essere legittime, macchierà per sempre il nome “Herzog” – in un modo tale che nessuno ricorderà più la gloria di suo padre e di suo nonno. In breve, non accadrà e non esisterà. E se ciò accade, è il segno che il Paese non esiste più. Si è completamente disintegrato».
Anshel Pfeffer, corrispondente dell’«Economist», sostiene che «non esiste una richiesta di grazia senza un’ammissione di colpa e senza dimissioni. Questa non è una richiesta di grazia. Questa è una richiesta di rinuncia allo stato di diritto in Israele … Netanyahu chiede grazia pur affermando di non aver fatto nulla che meriti grazia e che non si dimetterà. Non chiede grazia. Chiede l’immunità giudiziaria. Ora tocca a Herzog e, se cede, alla Corte Suprema».
Salvo Ardizzone

Consulente societario e saggista specializzato in questioni mediorientali. È autore di numerosi volumi, tra cui Unipolarismo vs multipolarismo. Una visione geopolitica non asservita (Passaggio al Bosco, 2022), Ecologia vs natura. Un percorso per il ritorno all’umano (Passaggio al Bosco nel 2023), Medio Oriente. Dall’egemonia Usa alla resistenza islamica 1945-2006 (Arianna editrice, 2021), Medio Oriente. Risveglio islamico e false primavere (Arianna Editrice, 2022), Medio Oriente. La guerra in Siria, la Resistenza Islamica Palestinese (Arianna Editrice, 2024).
SOSTEGNO










