A novembre, riferisce l’Institute for Study of War (Isw), le forze armate russe hanno conquistato 701 km2 di territorio, realizzando il progresso mensile più ragguardevole di tutto il 2025 e di poco inferiore alla superficie totale conquistata nell’arco del 2024.
Dove le forze armate russe hanno registrato progressi
Il settore in cui le forze armate russe registrano avanzamenti più contenuti è quello di Donec’k, dove l’inerzia presa dai combattimenti suggerisce tuttavia che nelle prossime settimane si verificheranno gli sviluppi più rilevanti.
L’alto comando militare di Mosca ha annunciato che le forze armate russe hanno conquistato Pokrovsk e Kupyansk, e messo nel mirino le piazzeforti di Lyman, Seversk e Kostantynivka per aprirsi la strada verso l’ultima linea di difesa altamente fortificata che va da Slovyansk a Kramatorsk.

La penetrazione delle forze armate russe si è invece rivelata molto più consistente negli oblast’ di Zaporižžja e Dnipropetrovs’k, con la conquista (rispettivamente di 270 e 200 km2) agevolata dall’assenza di fortificazioni significative.

Le forze armate russe hanno conseguito progressi di rilievo sono anche nel settore di Kharkiv, con l’espugnazione di Vovčansk.
Gli ucraini, invece, hanno preso di mira con droni sia aerei che marini alcune petroliere russe nelle acque del Mar Nero e perfino in prossimità delle coste del Senegal. Putin ha reagito in maniera molto sbrigativa, specificando che queste azioni incoraggiano le forze armate russe a privare l’Ucraina dello sbocco al mare.
Alla situazione sempre più critica sul campo di battaglia, che vede le forze armate russe avanzate in molti settori, corrisponde un crollo della credibilità della leadership di Kiev, risucchiata anche in alcune sue componenti apicali – come Andreij Yermak – nel vortice della corruzione che mina l’autorità del presidente Zelensky.
Quest’ultimo è stato indirettamente trascinato sul banco degli imputati dall’ex Capo di Stato Maggiore delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore a Londra Valerij Zaluzhny.
In due editoriali, pubblicati sul britannico «Telegraph» e sull’ucraino «Liga», il generale ha sferrato, pur senza fare nomi, un duro attacco contro l’attuale classe dirigente ucraina, giudicata inefficiente e priva della credibilità necessaria a guidare il Paese.
Se per un verso preparava la propria candidatura come futuro presidente, Zaluzhny invocava allo stesso tempo garanzie di sicurezza per l’Ucraina, quali «l’adesione del Paese alla Nato, o il dispiegamento di armi nucleari sul territorio ucraino o il posizionamento di un grande contingente militare in grado di resistere alla Russia».
Il presidente Trump, intanto, ha dichiarato che, stando alle impressioni avute da Steve Witkoff e Jared Kushner durante il loro recentissimo vertice a Mosca, il presidente Putin vorrebbe porre fine alla guerra e «tornare a vivere una vita più normale, a fare affari con gli Stati Uniti».
La Commissione Europea, invece, continua a moltiplicare gli sforzi per costruire consenso politico attorno alla proposta di confiscare i beni russi sottoposti a congelamento e usarli come garanzia per l’apertura di una linea di credito a Kiev.
Nei giorni scorsi, la Banca Centrale Europea si è rifiutata di agire come prestatore di ultima istanza per garantire un prestito da 140 miliardi di euro all’Ucraina finanziato con questi asset russi, perché ciò costituirebbe una palese violazione del suo mandato.
Il Belgio è stato addirittura qualificato da «Politico» come «il più valido asset russo» per via della contrarietà proclamata dal governo di Bruxelles alla confisca dei beni di proprietà della Bank of Russia. Una misura del genere, ha spiegato il primo ministro De Wever, innescherebbe un’ondata di cause legali e ritorsioni concentrate soprattutto sul Paese, che ospitando Euroclear è titolare della responsabilità legale sui beni russi.
De Weaver si è spinto oltre, dichiarando, nel corso di un’intervista al quotidiano «La Libre», che nessuno in Occidente crede seriamente a un crollo della Russia. A suo avviso, le tesi sulla «sconfitta della Federazione Russa» rappresentano una favola che non ha nulla a che fare con la realtà. Ha quindi aggiunto che, prima o poi, i beni russi congelati dovranno essere restituiti ai legittimi proprietari.
Come scrive Giuseppe Liturri «la Commissione Europea ha messo in cantiere un vero e proprio “golpe” giuridico nell’ormai disperato tentativo di assicurare, a qualsiasi costo e in qualsiasi modo, un prestito per le ormai semivuote casse di Kiev».
A Ursula von der Leyen «non è bastata la lettera del premier belga Bart De Wever, né il secco rifiuto da parte della Bce di predisporre un prestito “paracadute” per gli Stati membri, qualora questi ultimi fossero costretti a onorare in pochi giorni la garanzia eventualmente prestata alla belga Euroclear, depositaria dei fondi russi».
La drammaticità del momento «è testimoniata dal viaggio dell’ultim’ora del Cancelliere tedesco Friedrich Merz a Bruxelles per convincere De Wever».
La bozza del testo, «che si intende adottare e su cui si cercherà il consenso politico durante il Consiglio Europeo del 18 dicembre, ripropone pedissequamente tutte le idee già bocciate dai belgi nei giorni scorsi e anzi rilancia sugli importi e sul tema delle garanzie. Dopo aver toccato il fondo a Bruxelles hanno cominciato a trivellarlo».
Gianandrea Gaiani

Giornalista, saggista e direttore della rivista «Analisi Difesa». Dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. È autore di numerosi volumi, tra cui Immigrazione. La grande farsa umanitaria (Aracne Editrice, 2017) e L’ultima guerra contro l’Europa. Come e perché tra Russia, Ucraina e Nato le vittime designate siamo noi (Il Cerchio, 2023).
SOSTEGNO










