Lo scorso 31 luglio, a fronte del sostanziale fallimento in cui stava incappando la strategia di difesa dello yen messa in campo dalla Bank of Japan, il Dipartimento del Tesoro è intervenuto acquistando massicce quantità di valuta giapponese contro euro.

Un’iniziativa definita da Hsbc come «altamente inusuale, forse senza precedenti», assunta per tenere lo yen in linea di galleggiamento senza intaccare la quotazione del dollaro, in una fase di alta inflazione alimentata dalle dinamiche belliche nel Golfo Persico.
Secondo quanto riportato dal «Financial Times» sulla base di confidenze rese da fonti di alto livello addentro alla questione, la Banca Centrale Europea sarebbe stata informata dell’intervento statunitense soltanto a fatto compiuto, e avrebbe manifestato al segretario al Tesoro Bessent grande disappunto nei confronti di un episodio bollato come «triste e molto eclatante», «privo di precedenti» e attestante «una violazione inaudita delle consolidate convenzioni in materia di cooperazione tra le autorità monetarie occidentali».
Lo yen risale a spese dell’euro
La discesa in campo del Dipartimento del Tesoro in soccorso dello yen ha provocato una immediata risalita della valuta nipponica, rafforzatasi sia rispetto al dollaro che – ovviamente – all’euro, anche perché accompagnata a strettissimo giro di boa dalle dichiarazioni attraverso cui il governo di Tokyo ha annunciato l’intenzione di avvalersi di una linea di credito repo della Federal Reserve che lo autorizza ad approvvigionarsi di dollari senza dover vendere Buoni del Tesoro statunitensi.
Uno scaricamento massiccio di Treasury innescherebbe inesorabilmente un’impennata dei rendimenti destinata ad appesantire ulteriormente l’immenso gravame che pesa sul bilancio federale statunitense rappresentato dagli interessi sul debito, che allo stato attuale assorbono oltre un trilione di dollari all’anno.
Di qui la necessitò di intervenire a sostegno dello yen, nell’ambito di quello che Bessent ha definito «una nuova era di attivismo valutario» suscitata tuttavia non dall’esigenza non di sostenere gli alleati, ma di garantire la sostenibilità del debito statunitense.
Alessandro Volpi

Saggista, collaboratore di «Altraeconomia» e «Valori» e docente di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa. È autore di numerosi volumi, tra cui Prezzi alle stelle. Non è inflazione, è speculazione (Laterza, 2023), I padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia (Laterza, 2024), Nelle mani dei fondi. Il controllo invisibile della grande finanza (Altraeconomia, 2024), L’America secondo Trump. Prospettive economiche e scenari globali (La Vela, 2025), La guerra della finanza. Trump e la fine del capitalismo globale (Laterza, 2025).
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