A margine del vertice in Alaska con il suo omologo russo Putin, il presidente Trump ha dichiarato che, «forse, non sarà necessario procedere con l’innalzamento dei dazi nei confronti dell’India» che era stato annunciato per colpire il floridissimo interscambio russo-indiano, oltre che per punire le politiche commerciali di Nuova Delhi. Poche ore dopo, ha rivelato «Reuters» sulla base di confidenze rese da fonti anonime molto ben informate, è stata annullata una visita programmata dei negoziatori statunitensi a Nuova Delhi, organizzata per definire un’intesa prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe. Solo pochi giorni prima, lo stesso Trump aveva posticipato di 90 giorni l’entrata in vigore dei dazi nei confronti della Cina, imposti sempre inottemperanza alla stessa logica di fondo. Il Brasile, invece, permane nel mirino dell’offensiva tariffaria scatenata da Washington. Restano per il momento immutati gli accordi siglati con Unione Europea, Giappone e Corea del Sud, considerati da molti alla stregua di veri e propri diktat. Quale logica sta ispirando gli orientamenti economico-commerciali dell’amministrazione Trump?
Vadim Bottoni

Economista, funzionario amministrativo presso la direzione centrale studi e ricerche dell’Inps e saggista. È autore del volume Il mito del dollaro. Storia dell’ascesa e del declino del dollaro: l’arma di egemonia della finanza Usa (Poets & Sailors, 2024).
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