A dispetto degli sforzi diplomatici profusi a livello multilaterale dapprima ad Anchorage e successivamente a Washington, le posizioni russa e ucraina rimangono inconciliabili rispetto a tutti i punti chiave del conflitto: garanzie di sicurezza, neutralità dell’Ucraina e cessioni territoriali da parte di Kiev. L’amministrazione Trump ha riconosciuto la sostanziale legittimità delle rivendicazioni russe e sembra, come certificato dal recente blocco alla condivisione di informazioni di intelligence inerenti il conflitto russo-ucraino a livello di Five Eyes, avviata verso un graduale disimpegno che sia gli europei che le autorità ucraine intendono tassativamente evitare. Il presidente Zelensky si è spinto a proporre un investimento da 100 miliardi di dollari a carico dei contribuenti europei nell’acquisto di armi dagli Stati Uniti da trasferire all’Ucraina, mentre i vertici dell’Unione Europea e i massimi rappresentanti dei singoli Paesi membri della struttura comunitaria continuano a porre l’accento sulla necessità di imporre alla Russia una tregua che conduca a una “pace giusta”. Secondo l’alto rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea Kaja Kallas, «Mosca non porrà fine alla guerra finché non si renderà conto di non poter continuare. Quindi l’Europa continuerà a sostenere l’Ucraina, anche lavorando a un 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia». Oltre che erogando, per il momento, ulteriori 4 miliardi di euro di assistenza finanziaria. Il segretario generale della Nato Rutte, dal canto suo, ha affermato che «il sostegno dell’Alleanza Atlantica all’Ucraina è incrollabile e continuerà a crescere. Siamo al vostro fianco nella lotta per una pace giusta e duratura». Sempre in materia di “garanzie di sicurezza” da assicurare a Kiev, la premier Meloni avrebbe invece avanzato una proposta che impegnerebbe i Paesi membri della ben nota “coalizione dei volenterosi” a consultarsi entro 24 ore a fronte di un’eventuale, nuova aggressione russa nei confronti dell’Ucraina. Lo sostiene «Bloomberg», che ha parlato di “Nato light” alludendo alla somiglianza del meccanismo in questione a quello previsto dall’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica.
Fabio Filomeni

Tenente Colonnello dell’Esercito italiano, incursore paracadutista e saggista. Ha partecipato a numerose missioni in Africa, Balcani e Medio Oriente. Effettivo per 15 anni alla 2° Compagnia d’Assalto in cui ha comandato il Distaccamento Operativo, è transitato poi al Reparto Addestramento Forze Speciali dove per otto anni ha svolto l’incarico di istruttore e comandato la Compagnia “Allievi Incursori”. È autore di numerosi volumi, tra cui Baghdad. Ribellione di un generale (2021), Morire per la Nato? (2022).
SOSTEGNO
GoFundMe
https://www.gofundme.com/f/la-crescita-de-il-contesto











