L’attuale guerra scatenata dalla coalizione israelo-statunitense contro l’Iran presenta numerosi parallelismi molto affascinanti con la Crisi di Suez del 1956.
Se settant’anni fa la contesa incentrata sul controllo politico del Canale indusse gli anglo-franco-israeliani a lanciare un attacco rivelatosi disastroso in termini strategici, al giorno d’oggi il confronto tra i due schieramenti si focalizza in larga parte sul presidio dello Stretto di Hormuz. Suez e Hormuz rappresentano due arterie fondamentali del commercio mondiale, finite al centro di battaglie politiche e militari di portata epocale.
Ray Dalio, leggendario investitore e fondatore dell’hedge fund Bridgewater Associates, e il politologo Robert Pape dell’Università di Chicago sostengono che se Teheran dovesse riuscire a mantenere la capacità di influenzare o limitare il transito attraverso Hormuz, per gli Stati Uniti si configurerebbe una sconfitta strategica pesantissima.

La cui portata potrebbe, forse, essere paragonata a quella subita dalla Gran Bretagna a Suez.
Luigi Bruti Liberati

Storico specializzato nello studio del mondo anglosassone e collaboratore della rivista «Krisis». È stato professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università Statale di Milano e ha insegnato alla York University di Toronto. È autore di numerosi volumi, tra cui Storia del Canada (Bompiani, 2018); Storia dell’Impero britannico 1785-1999 (Bompiani, 2022).
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