Secondo quanto riportato da «Reuters», le squadre negoziali di Stati Uniti e Iran potrebbero tornare a Islamabad entro la fine di questa settimana. Il Consiglio di Sicurezza russo ha tuttavia diramato in comunicato in cui si afferma che Stati Uniti e Israele potrebbero sfruttare i colloqui di pace per coprire i preparativi per un’operazione terrestre in Iran, mentre il Pentagono continua ad ammassare truppe statunitensi nella regione.

Secondo i dati forniti dal Joint Central Command dell’esercito statunitense, nella regione ci sono più di 50.000 soldati americani, inclusi 2.500 marines dell’11º Corpo di Spedizione, più di 1.200 combattenti della 82ª Divisione Aviotrasportata d’élite, delle forze speciali Delta e del 75º Reggimento Ranger.
Il Consiglio di Sicurezza russo sottolinea con particolare enfasi la presenza di circa 500 unità di aerei dell’Us Air Force, inclusi 250 aerei tattici, oltre a più di 20 navi della Marina.
Si registra inoltre «il dispiegamento delle unità della 82ª Divisione Aviotrasportata in Medio Oriente continua. Il gruppo d’assalto anfibio guidato dalla nave d’assalto anfibio universale Uss Boxer con 2.500 marines e un gruppo d’attacco di portaerei guidato dalla portaerei multiuso a propulsione nucleare Uss George H.W. Bush si stanno muovendo nella zona di conflitto. Il tempo di arrivo previsto nel Mar Arabico è giusto in tempo per la scadenza della tregua di due settimane».
L’avvertimento del Consiglio di Sicurezza russo
Pertanto, avverte il Consiglio di Sicurezza russo, «dovremmo aspettarci azioni attive da parte delle forze della coalizione per rifornire armi d’attacco e antimissili, oltre a attività significative da parte delle forze di intelligence».
Nei giorni scorsi, invece, il presidente Trump ha imposto il blocco navale dei porti iraniani, con l’obiettivo di «intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno di coloro che pagheranno un pedaggio illegale beneficeranno di un passaggio sicuro in alto mare».
Poche ore dopo, due petroliere hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco statunitense.
L’Arabia Saudita, rivela il «Wall Street Journal», avrebbe chiesto a Washington di revocare il blocco per scongiurare un’escalation che potrebbe portare all’ostruzione di altre importanti rotte marittime come quella che passa attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, presidiato dagli Houthi. «I Paesi del Golfo Persico – scrive il quotidiano statunitense – non vogliono che la guerra si concluda con l’Iran e i suoi alleati che controllano entrambi questi stretti».
Si tratta dello scenario ipotizzato dal politologo Robert Pape, che in un editoriale scritto per il «New York Times» ha avanzato la tesi che il conflitto starebbe trasformando l’Iran in una grande potenza, di rango paragonabile a quelle statunitense, cinese e russa.
Fabio Mini

Generale di corpo d’armata, saggista e collaboratore de «Il Fatto Quotidiano». Ha comandato tutti i livelli di unità da combattimento e prestato lunghi periodi di servizio negli Stati Uniti, in Cina, nei Balcani e nella Nato. È stato Capo di Stato Maggiore del Comando Alleato del Sud Europa e comandante della forza internazionale di sicurezza in Kosovo. È autore di numerosi volumi, tra cui L’Europa in guerra (PaperFirst, 2023), La Nato in guerra. Dal patto di difesa alla frenesia bellica (Dedalo, 2025).
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