Il 10 aprile, alla presenza della leader dell’opposizione taiwanese Cheng Li-wun, il presidente Xi Jinping ha dichiarato a Pechino che «gli abitanti su entrambi i lati dello stretto di Taiwan sono cinesi e il futuro delle loro relazioni è quindi in mano al popolo cinese nel suo insieme».

Cheng, segretaria del Kuomintang, ha visitato la Cina nell’ambito di quella che ha definito una missione di pace volta a ridurre le tensioni bilaterali. Cheng ha auspicato che, con l’impegno di entrambe le parti, lo stretto di Taiwan non sia più un luogo di potenziali conflitti, con il rischio che intervengano “forze esterne”. «Le due sponde dello stretto dovrebbero mettere in atto dei meccanismi per garantire il rafforzamento del dialogo e della cooperazione», ha aggiunto Cheng.
Cheng Li-wun non è la sola leader ad essersi recata a Pechino
Cheng non è l’unica leader ad essersi recata in Cina. Oltre al premier spagnolo Sanchez, che ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare le spinte verso la costruzione di un ordine multipolare, a Pechino è recentissimamente arrivato il ministro degli Esteri russo Lavrov, che dopo l’aggressione israelo-statunitense contro l’Iran sembra aver acquisito un margine di manovra più ampio.
Durante l’incontro, Lavrov, Xi e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi hanno riaffermato che Pechino e Mosca sono «pienamente coordinate nelle loro posizioni sulla scena internazionale».
Xi ha infine incontrato Khaled Mohamed Bin-Zayed, principe ereditario di Abu Dhabi, al quale ha proposto i cosiddetti “quattro punti per pace e stabilità in Medio Oriente”.
Primo: attenersi alla coesistenza pacifica, perché i «vicini non possono essere spostati». Secondo: rispettare sovranità nazionale e integrità territoriale, «così come la sicurezza di personale, strutture e istituzioni di tutti i paesi». Terzo: adesione alla carta Onu, perché «non si può applicare il diritto internazionale solo quando conviene e abbandonarlo quando non conviene». Quarto: coordinare sviluppo e sicurezza, perché «la sicurezza è la premessa dello sviluppo e lo sviluppo è la garanzia della sicurezza».
La visita in Cina di Bin-Zayed attesta la volontà emiratina – e regionale – di trovare nuove garanzie di sicurezza alla luce dell’attivismo destabilizzante degli Stati Uniti, e riafferma la validità del messaggio insito alla recente copertina dell’«Economist», raffigurante Xi in secondo piano osservare attentamente Trump in piano e recante come titolo la celebre citazione di Napoleone: Non interrompere mai il tuo nemico quando sta facendo un errore.
Davide Martinotti

Studioso di questioni geostrategiche, specialista di mondo e cultura cinese e animatore del canale YouTube «Dazibao». Vive da tempo in Cina.
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