«L’Ucraina sarà una componente vitale della nostra architettura di sicurezza europea, grazie alla sua industria della difesa innovativa e alla sua esperienza sul campo di battaglia. Abbiamo bisogno dell’integrazione dell’Ucraina nell’Unione Europea tanto quanto l’Ucraina ha bisogno di questa integrazione. In realtà, siamo forse noi ad averne ancor più bisogno della stessa Ucraina». Così il commissario europeo per la difesa e lo spazio, il lituano Andrius Kubilius, si è pronunciato nel corso delle celebrazioni per il settantennale della Conferenza di Messina e Taormina del 1955.

Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, invece, ha affermato in una recente intervista che «non aspettiamo che gli accordi di Anchorage vengano attuati; aspettiamo la vittoria. Aspettiamo che i nostri obiettivi vengano raggiunti».
Per valutare accuratamente la situazione, ha aggiunto Ushakov, i Paesi occidentali farebbero bene a «osservare attentamente ciò che accade sul campo di battaglia e sulla linea di contatto in Ucraina».
Il riferimento è chiaramente diretto a Kostyantynivka, una delle ultime roccaforti controllate dagli ucraini attualmente sottoposta alla pressione crescente delle forze armate russe. L’eventuale caduta della città porrebbe i russi nelle condizioni di inquadrare nel mirino le tre fortezze di Slovyansk, Kramatorsk e Druzhkivka.
Lavrov: gli occidentali cercano disperatamente di tenera a galla l’Ucraina
Parallelamente, in un articolo intitolato Ucraina, Europa e sicurezza globale, scritto per la testata «Politico» ma per qualche ragione ignota non pubblicato, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che l’architettura di sicurezza europea costruita in base a quanto stabilito dall’Atto Finale di Helsinki del 1975, è stata irreparabilmente distrutta dalle azioni riconducibili agli stessi leader europei. «Non ci sarà un ritorno a questo sistema», ha sottolineato Lavrov.
A suo avviso, è necessario procedere alla creazione in Eurasia di una nuova architettura di sicurezza che rifletta le «realtà multipolari della modernità», basata sul principio di sicurezza uguale e indivisibile «calpestato nelle strutture euroatlantiche». L’Europa, ha aggiunto Lavrov, potrà unirsi a questo sistema «quando le condizioni saranno mature».
Nell’ottica di Lavrov, i negoziati tra Russia ed Unione Europea di cui si continua a parlare rappresentano un inganno, poiché «il vero obiettivo dei leader europei è rafforzare il regime di Zelensky e preservarlo come trampolino di lancio per un continuo confronto con la Russia. Con questo obiettivo in mente, i leader europei si affannano per ottenere un cessate il fuoco il più rapidamente possibile e per un’unica ragione: impedire il collasso delle forze armate ucraine sul campo di battaglia».
Il piano «è quello di “congelare” il conflitto senza affrontarne le cause profonde, per poi dispiegare rapidamente sul suolo ucraino contingenti militari della “coalizione dei volenterosi” anglo-francese. L’Europa «punta ora a raggiungere la “prontezza difensiva” contro la Russia entro il 2030. Fino ad allora, intende guadagnare tempo con qualsiasi mezzo disponibile. In una dichiarazione sorprendentemente schietta dello scorso aprile, il capo di stato maggiore belga lo ha affermato senza mezzi termini: abbiamo ancora qualche anno. Grazie al coraggio e al sangue degli ucraini, che ci stanno dando questo tempo».
L’Europa, prosegue Lavrov, «continua a sognare l’espansione. Intende assorbire l’Ucraina e la Moldavia, e trascinare l’Armenia nella sua sfera d’influenza. La Nato si è già espansa verso est, inglobando Finlandia e Svezia. Quanto all’Ucraina, essa viene sempre più vista come “testuggine” di una futura forza militare europea, indipendente dagli Stati Uniti e dalla Nato».
Francesco Ferrante

Ufficiale dell’esercito con alle spalle una lunga esperienza operativa e di pianificazione interforze e collaboratore della rivista «Analisi Difesa». Lavora attualmente nel settore privato per una società specializzata in difesa e sicurezza, continuando ad insegnare pianificazione operativa e targeting. Ha partecipato a missioni operative in teatri complessi, tra cui Iraq, Afghanistan, Libia, Libano, Bosnia, Repubblica Centrafricana, Burkina Faso e Mozambico.
Cristiano Galli

Ufficiale generale in pensione dell’Aeronautica Militare Italiana. Dopo l’Air Force Academy e le Fighter Pilot Schools negli Stati Uniti ha trascorso 20 anni nell’ambiente operativo.
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