Al culmine di lunghe trattative con le massime autorità di Tel Aviv e Beirut, il presidente Trump ha proclamato ufficialmente l’entrata in vigore del cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano, nell’ambito di un’intesa che «si spera determini progressi verso un accordo di pace parallelo tra Stati Uniti e Iran». Teheran, dal canto suo, ha annunciato la riapertura indiscriminata – ma solo per naviglio civile – dello Stretto di Hormuz fino alla scadenza della tregua con gli Stati Uniti.
Le condizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz
La riapertura dello Stretto di Hormuz è però vincolata a una serie di condizioni: le navi in transito sono chiamate a pare un pedaggio coordinandosi con i Pasdaran, mentre Washington deve procedere allo scongelamento determinati beni iraniani immobilizzati.

Alle affermazioni di Trump secondo cui l’Iran avrebbe accettato di consegnare il suo uranio arricchito, Teheran ha risposto negando qualsiasi prospettiva di trasferimento di uranio arricchito al di fuori dei confini nazionali, e negato che siano stati presi impegni in tal senso.
Il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha invece avvertito che lo Stretto di Hormuz «non rimarrà aperto» se il blocco statunitense dei porti iraniani dovesse rimanere in vigore.
Sullo sfondo, l’ex segretario al Tesoro Henry Paulson ha proposto alle autorità statunitensi di predisporre un piano di riserva per prevenire un potenziale crollo della domanda di Buoni del Tesoro. «Abbiamo bisogno di un piano di emergenza a breve termine pronto per essere immediatamente applicato, che consenta di superare la crisi».
Claudio Celani

Giornalista specializzato in questioni economiche e geopolitiche in forza da decenni presso lo Schiller Institute e l’«Executive Intelligence Review».
SOSTEGNO

I MIEI LIBRI
Guida gratuita
Oltre la Notizia
Come leggere il mondo che i media non ti raccontano. I 5 filtri pratici per non fermarti alla superficie.
Scarica gratis la guida









