La scorsa settimana, agenti alle dipendenze del Ministero dell’Interno azero sono penetrati presso la sede centrale dell’emittente russa «Sputnik» di Baku per arrestare, dietro accuse di collaborazionismo con l’intelligence russa, il direttore esecutivo locale Igor Kartavykh e il caporedattore Yevgeny Belousov. L’operazione giunge al culmine di un aumento costante della tensione tra Mosca e Baku, che ha visto l’Fsb catturare ed eliminare svariati esponenti della mafia azera operanti all’interno dei confini russi e il governo di Baku sospendere come rappresaglia tutti gli eventi culturali russi nel Paese. Gli organi di comunicazione azeri hanno accusato la Russia di “imperialismo” nei confronti delle repubbliche centroasiatiche e etichettato il presidente Putin come «uno Stalin che reprime le comunità musulmane». Il tempismo dell’escalation, gli enormi interessi in gioco e il ruolo strategicamente ambiguo dell’Azerbaijan, stretto alleato di Turchia e Israele legato a Mosca da rapporti commerciali strettissimi, rendono l’intera vicenda particolarmente rilevante e insidiosa.
Aldo Ferrari

Saggista e professore ordinario presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna Lingua e Letteratura Armena, Storia dell’Eurasia, Storia del Caucaso e dell’Asia Centrale. È autore di numerosi volumi, tra cui L’Armenia perduta. Viaggio nella memoria di un popolo (Salerno Editore, 2019), Storia della Crimea. Dall’antichità a oggi (Il Mulino, 2022), Russia. Storia di un impero eurasiatico (Mondadori, 2024).











