L’attacco missilistico perpetrato in pieno giorno nel cuore di Beirut dall’Israeli Defense Force rappresenta l’ultimo, ancorché provvisorio, atto di una escalation apparentemente inarrestabile, che vede Israele espandere costantemente il numero dei fronti aperti e ricorrere in maniera sempre più sistematica a una violenza che non ha limiti. Il copione è sempre lo stesso, dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania, dal Libano alla Siria, dallo Yemen all’Iraq, fino ad arrivare all’Iran. Paese, quest’ultimo, rivelatosi tuttavia un osso molto più duro rispetto a quanto previsto dalla classe dirigente di Tel Aviv, la quale si è vista costretta a richiedere l’intervento statunitensi per uscire dal vicolo cieco in cui aveva infilato Israele attraverso l’Operazione Rising Lion. A dispetto del deterioramento della propria posizione strategica e dei terribili contraccolpi sulla reputazione internazionale, la società israeliana – divisa per una miriade di questioni di natura interna – accorda un appoggio sostanziale alla bellicosità del governo, che proprio in questi giorni sta ventilando la possibilità di annettere formalmente la Cisgiordania. Come si evolverà la situazione?
Nabeel Barhoumeh

Ingegnere, urbanista e profondo conoscitore di questioni mediorientali che vive da anni tra Giordania e Italia.
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