Stando alle ultime indiscrezioni, l’Arabia Saudita avrebbe revocato le restrizioni all’impiego di alcune infrastrutture militari sul suolo nazionale che erano state imposte alle forze statunitensi per impedire l’esecuzione del cosiddetto Project Freedom, annunciato appena 24 ore prima dal presidente Trump per agevolare il passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il cambio di registro di Riad riguardo a Project Freedom sarebbe da attribuire all’impegno garantito da Washington a sostenere la rappresaglia che i Paesi del Consiglio per la Cooperazione del Golfo sferrerebbero nell’eventualità di una ripresa degli attacchi iraniani.
Mentre permane forte incertezza riguardo a Project Freedom, le schermaglie sia diplomatiche che militari tra Iran e Stati Uniti proseguono, dopo che un attacco aereo iraniano ha colpito il terminale di Fujairah, di cui gli Emirati Arabi Uniti si servivano per esportare petrolio aggirando lo Stretto di Hormuz.
Parallelamente, la Cia, sostiene il «Washington Post», avrebbe avvertito la Casa Bianca che Teheran è tuttora nelle condizioni di sopportare gli effetti del blocco navale per almeno 3-4 mesi, e conserva un imponente arsenale di missili e droni.
Marco Bertolini

Generale di corpo d’armata e saggista. È stato alla testa del Comando Operativo di Vertice Interforze e in precedenza del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali, della Brigata Paracadutisti Folgore e del 9° reggimento incursori Col Moschin. Ha ricoperto numerosi incarichi in molti teatri operativi tra i quali Libano, Somalia, Balcani e Afghanistan. È autore di numerosi volumi, tra cui Militarmente scorretto. Sovranità, libertà, dignità. Riflessioni di un soldato italiano (Eclettica Edizioni, 2020), Guerra e pace al tempo di Putin. Genesi del conflitto ucraino e nuovi equilibri internazionali (Cantagalli, 2022).
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