In un articolo intitolato Ucraina, Europa e sicurezza globale, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato che l’architettura di sicurezza europea costruita in base a quanto stabilito tramite l’Atto Finale di Helsinki del 1975, è stata irreparabilmenta distrutto dalle azioni riconducibili agli stessi leader europei. «Non ci sarà un ritorno a questo sistema», ha sottolineato Lavrov.

A suo avviso, è necessario procedere alla creazione in Eurasia di una nuova architettura di sicurezza che rifletta le «realtà multipolari della modernità», basata sul principio di sicurezza uguale e indivisibile «calpestato nelle strutture euroatlantiche». L’Europa, ha aggiunto Lavrov, potrà unirsi a questo sistema «quando le condizioni saranno mature».
Per Lavrov, gli europei intendono usare i negoziati per comprare tempo
Nell’ottica di Lavrov, i negoziati tra Russia ed Unione Europea di cui si continua a parlare rappresentano un inganno, poiché «il vero obiettivo dei leader europei è rafforzare il regime di Zelensky e preservarlo come trampolino di lancio per un continuo confronto con la Russia. Con questo obiettivo in mente, i leader europei si affannano per ottenere un cessate il fuoco il più rapidamente possibile e per un’unica ragione: impedire il collasso delle forze armate ucraine sul campo di battaglia».
Il piano «è quello di “congelare” il conflitto senza affrontarne le cause profonde, per poi dispiegare rapidamente sul suolo ucraino contingenti militari della “coalizione dei volenterosi” anglo-francese. L’Europa «punta ora a raggiungere la “prontezza difensiva” contro la Russia entro il 2030. Fino ad allora, intende guadagnare tempo con qualsiasi mezzo disponibile. In una dichiarazione sorprendentemente schietta dello scorso aprile, il capo di stato maggiore belga lo ha affermato senza mezzi termini: abbiamo ancora qualche anno. Grazie al coraggio e al sangue degli ucraini, che ci stanno dando questo tempo».
L’Europa, prosegue Lavrov, «continua a sognare l’espansione. Intende assorbire l’Ucraina e la Moldavia, trascinando l’Armenia nella sua sfera d’influenza. La Nato si è già espansa verso est, inglobando Finlandia e Svezia. Quanto all’Ucraina, essa viene sempre più vista come “testuggine” di una futura forza militare europea, indipendente dagli Stati Uniti e dalla Nato».
Un dialogo significativo «richiede il ripristino della fiducia, infranta dalle azioni anti-russe dell’Occidente, e dell’Europa in quanto parte di esso, nell’era post-Guerra Fredda. La fiducia può essere recuperata solo attraverso passi concreti che dimostrino un sincero impegno ad abbandonare l’uso della diplomazia come copertura per ambizioni espansionistiche. La fiducia non può essere ristabilita, né il dialogo può essere ripreso, attraverso ultimatum come quello rivolto alla Russia a Londra il 7 giugno 2026».
La presa di posizione di Lavrov si colloca nel solco tracciato giorni addietro dall’ex colonnello dell’Svr Andrej Bezrukov, che nel corso del Forum Internazionale di San Pietroburgo aveva esorato il Cremlino a prendere atto che la Russia dovrà prepararsi a sostenere per i prossimi vent’anni un confronto bellico a intensità variabile con l’Occidente.
Mentre Lavrov e Bezrukov formulavano le loro valutazioni, droni ucraini colpivano infrastrutture energetiche nella periferia meridionale di Mosca e il G-7 concordava la prosecuzione del “sostegno incondizionato” a Kiev.
Alessandro Visalli

Architetto, saggista, studioso di questioni politiche ed economiche, animatore del sito «Nella fertilità cresce il tempo». È autore dei volumi Dipendenza. Capitalismo e transizione multipolare (Meltemi, 2020); Classe e partito. Ridare corpo al fantasma del collettivo (Meltemi, 2023); Oltre l’Occidente. All’ombra di un tramonto epocale (Meltemi, 2026).
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