Lo scorso dicembre, Israele è diventato il primo Paese a riconoscere formalmente il Somaliland, una regione autonoma separatasi dalla Somalia decenni fa.
Il Somaliland, nella Somalia nordoccidentale, è da tempo in conflitto con il governo di Mogadiscio, avendo dichiarato l’indipendenza nel 1991 mentre la Somalia sprofondava nella guerra civile e nel caos. Da allora, il Somaliland ha governato la maggior parte del territorio che rivendica senza ricevere il riconoscimento internazionale.

Il primo ministro Netanyahu ha dichiarato che Israele moltiplicherà gli sforzi per istituire una cooperazione immediata con il Somaliland in settori quali agricoltura, sanità, tecnologia ed economia. Si è inoltre si è congratulato con il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, elogiandone la leadership e invitandolo a visitare Israele.
Netanyahu ha affermato che la dichiarazione «rientra nello spirito degli Accordi di Abramo, firmati su iniziativa del presidente Trump» nel 2020 per normalizzare le relazioni diplomatiche di Israele con gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, a cui si sono aggiunti successivamente altri Paesi.
Netanyahu, il ministro degli Esteri Saar e il presidente Abdullahi hanno firmato una dichiarazione congiunta di reciproco riconoscimento. Abdullahi ha dichiarato in una nota che il Somaliland avrebbe aderito agli Accordi di Abramo, definendoli un passo avanti verso la pace regionale e globale, e affermato che il Somaliland si impegna a costruire partenariati, a rafforzare la prosperità reciproca e a promuovere la stabilità in Medio Oriente e Africa.
Le reazioni al riconoscimento israeliano del Somaliland
Il governo somalo ha qualificato l’iniziativa israeliana alla stregua di un’azione illegittima, in quanto «il Somaliland è parte integrante, inseparabile e inalienabile della Somalia».
Posizioni sostanzialmente analoghe sono state assunte da Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Oman, Sudan, Gibuti, Egitto, Palestina, Libia, Iraq, Yemen, Kuwait, Iran, Comore, Nigeria, Pakistan, Algeria, Gambia, Maldive e Organizzazione per la Cooperazione Islamica, unitisi alla Somalia nel condannare congiuntamente il riconoscimento di Somaliland da parte di Israele.
Mahmoud Ali Youssouf, presidente della Commissione dell’Unione Africana, ha dichiarato in una nota che l’Unione Africana di respinge fermamente qualsiasi iniziativa «volta a riconoscere il Somaliland come entità indipendente».
Ha ribadito la posizione dell’Unione Africana, che rappresenta 55 stati membri, secondo cui il Somaliland «rimane parte integrante della Repubblica Federale di Somalia».
Molte altre nazioni stanno lottando per contenere i propri movimenti secessionisti e temono che il riconoscimento di una regione separatista possa innescare una cascata di rivendicazioni indipendentiste.
Anche diversi membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite hanno avvertito che si tratta di un passo provocatorio che potrebbe infiammare le tensioni nel Corno d’Africa. Il presidente Trump, dal canto suo, ha dichiarato che per il momento non emulerà l’esempio israeliano.
Tuttavia, secondo alcune voci di corridoio circolate lo scorso anno, il Somaliland figurava nell’elenco dei soggetti interpellati dai governi statunitense e israeliano per sondarne la disponibilità a reinsediare i palestinesi residenti all’interno della Striscia di Gaza. Né Israele né il Somaliland, che all’epoca aveva dichiarato di non aver avuto alcuna discussione sul tema, hanno affrontato questa presunta proposta nelle rispettive dichiarazioni ufficiali.
Sayyed Abdul-Malik al-Houthi, leader degli Houthi, ha affermato che qualsiasi presenza israeliana in Somaliland sarà considerata un obiettivo militare, perché viene a configurarsi come un’aggressione contro la Somalia e una minaccia per lo Yemen, particolarmente esposto al rischio di balcanizzazione.
Il presidente turco Erdogan ha dichiarato invece che «la salvaguardia dell’unità e dell’integrità della Somalia in ogni circostanza è per noi una questione prioritaria».
Filippo Bovo

Giornalista e saggista specializzato in questioni africane. È autore di numerosi volumi, tra cui Eritrea. Avanguardia di un’Africa nuova (Anteo edizioni, 2015), Yemen. Un Paese al centro della scacchiera (Anteo edizioni, 2015), Enrico Mattei. L’uomo della rinascita (Anteo edizioni, 2016)
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