Nonostante le affermazioni del vicepresidente Jd Vance, secondo cui l’accordo di cessate il fuoco raggiunto con l’Iran grazie alla mediazione pakistana non si applicava al Libano, il post pubblicato dal primo ministro Sharif sul suo profilo X poco dopo il raggiungimento dell’accordo di cessate il fuoco non lascia adito a dubbi: l’intesa prevedeva l’estensione della tregua al Libano.

Ne consegue che l’Operazione Eternal Darkness, implicante devastanti attacchi aerei israeliani contro il Libano che hanno mietuto circa 300 vittime e migliaia di feriti, rappresenta una violazione – l’ennesima – degli impegni assunti dagli Stati Uniti in sede negoziale.
Teheran: la tregua si applichi al Libano, oppure nessuna trattativa
Teheran ha quindi reagito per un verso rifiutando di avviare trattative dirette a Islamabad, dove si dovrebbe discutere l’ormai famoso piano in 10 punti avanzato dalle parti iraniane e accettato da Washington, fintantoché Israele non interromperà totalmente le operazioni militari in Libano. Per l’altro, ripristinando il regime di chiusura selettiva dello Stretto di Hormuz che era stato sospeso per aprire la strada alle trattative.
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che «il Libano e l’intero Asse della Resistenza, in quanto alleati dell’Iran, sono parte integrante del cessate il fuoco. Le violazioni del cessate il fuoco comportano costi espliciti e risposte ferme».
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha rincarato la dose, affermando che «il nostro dito rimane su grilletto. L’Iran non abbandonerà mai i propri fratelli e sorelle libanesi», e aggiungendo che gli attacchi israeliani «configurano un inganno, il mancato rispetto del cessate il fuoco». Soprattutto, rendono i negoziati «privi di significato».
La valutazione espressa da Pezeshkian trova riscontro nella ricostruzione formulata dal «New York Times» sulla base delle confidenze rese da funzionari di alto livello, da cui emerge che gli Stati Uniti avevano concordato che il Libano faceva parte del cessate il fuoco, poi Israele ha iniziato ad attaccare il Libano e tutto è cambiato.
A dispetto delle critiche e delle pressioni internazionali, Netanyahu ha annunciato l’intenzione di continuare a colpire il Libano per degradare Hezbollah, poche ore dopo aver proclamato la disponibilità del governo israeliano ad avviare colloqui con l’esecutivo libanese per raggiungere un accordo finalizzato al disarmo del gruppo paramilitare sostenuto dall’Iran.
Sullo sfondo, mentre il segretario alla Guerra Hegseth e il Capo degli Stati Maggiori Riuniti Caine parlavano di “grande vittoria” ottenuta nei tempi e nei modi previsti, Trump annunciava che «l’esercito degli Stati Uniti rimarrà in e attorno all’Iran fintantoché un vero accordo non sarà raggiunto e pienamente rispettato».
Filippo Bovo

Giornalista e saggista specializzato in questioni africane. Gestisce il sito «Le Nuove Vie del Mondo». È autore di numerosi volumi, tra cui Eritrea. Avanguardia di un’Africa nuova (Anteo edizioni, 2015), Yemen. Un Paese al centro della scacchiera (Anteo edizioni, 2015), Enrico Mattei. L’uomo della rinascita (Anteo edizioni, 2016).
SOSTEGNO












