I droni ucraini piovuti all’inizio di giugno su obiettivi militari ed energetici situati nell’oblast’ di San Pietroburgo hanno riproposto con forza il tema della vulnerabilità russa, esaminato nel dettaglio durante una sessione del Forum Economico Internazionale – che si apriva proprio in quei giorni a San Pietroburgo – dedicata alle “principali minacce per la Russia nel secondo quarto del XXI Secolo”.
Tra i partecipanti alla discussione figurava Andrej Bezrukov, consigliere dell’amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin, docente presso l’università statale di Mosca ed ex colonnello dell’Svr con trascorsi nell’intelligence sovietica.

Secondo quanto dichiarato da Bezrukov a Sani Pietroburgo, la Russia deve prepararsi a sostenere per i prossimi venti o trent’anni una situazione di conflitto permanente con l’Occidente che verte non sulla conquista di nuovi territori, ma sul danneggiamento e/o distruzione delle infrastrutture critiche in territorio nemico – condutture energetiche, siti di stoccaggio di petrolio, centrali elettriche, reti di comunicazione, ecc.
Allo stato attuale, ha affermato l’ex ufficiale dell’Svr, la Russia è impegnata in una «guerra strisciante» che potrebbe degenerare da un momento all’altro, e destinata a durare per decenni plasmando due generazioni di russi.
Il monito di Bezrukov a San Pietroburgo
L’Occidente, ha sottolineato Bezrukov a San Pietroburgo, ha optato per il logoramento per evitare un conflitto nucleare con la Russia. Cerca pertanto di “bollire la rana” russa attraverso una costante pressione politica, economica e militare.
Le sanzioni, il sequestro di petroliere riconducibili più o meno indirettamente alla Russia e gli attacchi ucraini con droni nelle profondità dello spazio russo rappresentano quindi singole componenti di una ben più ampia pianificazione strategica, che impone a Mosca di adattare la società, l’economia nazionale e la burocrazia statale a un contesto di belligeranza permanente con l’Occidente.
Parallelamente, il presidente Trump ha annunciato per la trentanovesima volta che gli Stati Uniti sono vicini a un accordo di pace con l’Iran, dopo aver ripreso gli attacchi contro la Repubblica Islamica. La quale ha a sua volta risposto con forza, e smorzato nuovamente gli entusiasmi della Casa Bianca precisando che parlare di accordo è molto molto prematuro.
Il tutto mentre Israele prosegue le operazioni militari in Libano e gli Houthi annunciano il blocco parziale, limitato cioè ai navigli facenti capo a Israele e ai suoi alleati, dello Stretto di Bab el-Mandab, specificano che il blocco diverrà totale se la guerra andrà avanti e intimano ai Paesi arabi del Golfo di stare «dalla parte giusta, o colpiremo senza pietà».
Gianandrea Gaiani

Giornalista, saggista, direttore della rivista «Analisi Difesa» e animatore del canale YouTube «La Penna nel Fianco». Dal 1988 si occupa di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. Dal 1991 al 2014 ha seguito sul campo i conflitti nei Balcani, Somalia, Iraq, Afghanistan, Sahara Occidentale, Mozambico e Sahel. È autore di numerosi volumi, tra cui Immigrazione. La grande farsa umanitaria (Aracne Editrice, 2017) e L’ultima guerra contro l’Europa. Come e perché tra Russia, Ucraina e Nato le vittime designate siamo noi (Il Cerchio, 2023).
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