Dopo mesi di trattative, passi indietro e fughe in avanti, l’accordo sulle terre rare ucraine confezionato dall’amministrazione Trump è stato firmato dalle autorità di Kiev. L’intesa prevede la creazione di un fondo comune preposto alla gestione delle risorse naturali ucraine e alla ricostruzione post-bellica del Paese, ma presenta seri problemi di realizzabilità. Il punto, sostiene l’Atlantic Council, è che l’Ucraina aveva «poca scelta se non quella di accettare condizioni che la riducono allo status di una colonia virtuale». D’altro canto, però, l’intesa fornisce de facto quelle garanzie di sicurezza statunitensi – anche se “non convenzionali” – che il presidente Zelensky e i suoi collaboratori hanno sempre considerato imprescindibili. Nello specifico, ha dichiarato il segretario al Tesoro Scott Bessent, l’accordo porrà l’amministrazione Trump nelle condizioni di «negoziare con la Russia da una posizione più forte», perché dimostrerà al Cremlino che «non ci sono discrepanze tra gli ucraini e gli americani». Il presidente Trump, dal canto suo, ha annunciato lo spostamento, previo ricondizionamento, di un sistema antimissilistico Patriot da Israele all’Ucraina, e dichiarato che, «forse, la pace in Ucraina è impossibile». Ora, si tratta di vedere come reagirà il Cremlino, che solo pochi giorni fa ha annunciato la completa riconquista, con il supporto delle forze nordcoreane, dei territori dell’oblast’ di Kursk interessati dalla penetrazione ucraina. Nel frattempo, Zelensky in persona ha dichiarato che l’Ucraina non può garantire la sicurezza dei rappresentanti istituzionali stranieri che visiteranno Mosca in occasione della parata del Giorno della Vittoria, avvertendo così che la responsabilità rispetto a qualsiasi incidente sul territorio russo dovesse verificarsi in quel lasso di tempo ricadrebbe esclusivamente sul Cremlino. Gli ha risposto Dmitrij Medvedev, secondo cui, nel caso in cui il 9 maggio dovesse verificarsi qualche episodio increscioso riconducibile al governo ucraino, la ritorsione russa si declinerebbe sotto forma di devastazione totale della città di Kiev.
Maurizio Boni

Generale di corpo d’armata, giornalista, saggista e collaboratore della rivista «Analisi Difesa». Ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui vicecomandante dell’Allied Rapid Reaction Corps di Innsworth, capo di stato maggiore del Nato Rapid Reaction Corps Italy di Solbiate Olona, capo reparto pianificazione e politica militare dell’Allied Joint Force Command Lisbon a Oeiras e vicecapo reparto operazioni del Comando Operativo di Vertice Interforze a Roma. È autore di numerosi volumi, tra cui L’esercito russo che non abbiamo studiato. Le operazioni militari terrestri dell’esercito della Federazione Russa in Ucraina (Il Cerchio, 2023) e La guerra russo-ucraina. Strategie e percezioni di un conflitto intraeuropeo (Il Cerchio, 2024).










