Mentre le forze armate russe avanzano lungo ampi settori del fronte ucraino e accelerano il processo di riconquista dei territori del Kursk interessati dalla penetrazione dell’esercito di Kiev, in Israele volano gli stracci all’interno del governo Netanyahu. Il premier, ormai ai ferri corti con i vertici delle forze armate e con parte non irrilevante del proprio esecutivo, sembra incline a rimuovere Yoav Gallant dal ruolo di ministro della Difesa e sostituirlo con Gideon Sa’ar, altro membro di spicco del Likud. Le tensioni tra Netanyahu e Gallant, in atto da molti mesi per questi non riconducibili soltanto alla conduzione delle operazioni militari nella Striscia di Gaza, avrebbero raggiunto il punto critico nei giorni scorsi, a causa dell’inconciliabilità tra i rispettivi punti di vista in merito all’opportunità di sferrare un attacco contro Hezbollah. Sul versante militare, un missile balistico ipersonico lanciato dal territorio yemenita dagli Houthi ha colpito Tel Aviv dopo aver violato le difese aeree israeliane e statunitensi, e migliaia di apparecchi cercapersone in possesso di altrettanti cittadini libanesi sono improvvisamente esplosi producendo morti e feriti. Da quanto appreso in seguito, un intermediario ungherese tra la società produttrice e il mercato libanese aveva piazzato microcariche ad alto potenziale all’interno dei congegni, detonati dietro impulso elettrico nell’ambito di un operazione che sembra ricondurre ai servizi di sicurezza israeliani. Parliamo di tutto questo assieme a Enrico Tomaselli, analista geopolitico e redattore del canale Telegram «Giubbe Rosse».
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