Il 2024 si è concluso con un evento di indubbio rilievo, nonostante la coltre di silenzio calata sul punto dai grandi mezzi di comunicazione, vale a dire il passaggio di Jens Stoltenberg, già ministro di Stato norvegese, dalla segreteria della Nato alla co-presidenza del Gruppo Bilderberg. Di per sé, il fatto non contiene sostanziali elementi di novità: del sempre più frequente spostamento di personaggi d’élite da un centro di potere all’altro attraverso il sistema delle “porte girevoli” aveva già parlato il sociologo John Wright Mills nel corso degli anni ’50, quando focalizzò l’attenzione su un nucleo di «uomini potenti e altolocati selezionati e formati attraverso strumenti elaborati da altri come loro, da coloro che detengono le fonti della ricchezza e muovono la macchina della celebrità». Individui che, «trovandosi al vertice di uno dei principali ordini istituzionali, acquistano posizioni di comando anche in uno degli altri: l’ammiraglio che è anche banchiere e consulente legale e dirige un’importante commissione federale, il dirigente di una delle maggiori società fornitrici di materiale bellico che è diventato segretario alla Difesa, il generale che in tempo di pace indossa panni borghesi per sedere tra i capi politici e diventa poi membro del consiglio d’amministrazione di uno dei grandi gruppi». L’approdo di Stoltenberg a capo dell’ufficio di coordinamento del Gruppo Bilderberg una volta concluso il suo mandato di segretario generale della Nato dà tuttavia la misura del livello elevatissimo di interconnessione tra i vari organismi sovranazionali transatlantici istituiti sotto il patrocinio degli Stati Uniti a partire dagli albori della Guerra Fredda. Ne parliamo assieme a Gaetano Colonna, storico, docente, saggista e collaboratore del sito d’analisi geopolitica «Clarissa».
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